La lingua rappresenta l’organo del gusto rappresentato dai suoi calici gustativi e dalle gemme gustative presenti nelle papille, disseminate nel palato, che sono calcolabili entro un range che va da 2.000 a 8.000, in base all’età. Tali papille sono generate ogni dieci giorni.

I sapori fondamentali sono: dolce, amaro, salato, acido. Ogni cellula gustativa è in grado di rispondere ad ognuno di dei quattro sapori, pur possedendo una preferenza per ciascuno di essi.

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Le modificazioni del gusto

La punta della lingua è più sensibile al dolce, i bordi all’acido e la base all’amaro; per il salato non c’è un punto preciso ma il sapore è distribuito uniformemente in tutta la superficie linguale, tranne un’area, ossia quella priva di calici gustativi.

Attraverso le vie nervose (nervo linguale, glosso faringeo e trigemino), la stimolo gustativo raggiunge le cortecce cerebrali ossia i centri corticali della funzione gustativa.

Quest’ultima funzione viene saggiata con l’impiego di soluzioni di sostanze sapide a diversa concentrazione di saccarosio (10%), di cloruro di sodio (10%), acido cloridrico (2%), ed altro per il salato. Una goccia di tale soluzione viene posta successivamente in diverse parti della lingua. Molto più precisi qualitativamente e quantitativamente sono degli stimoli elettrici.

È importante controllare le modificazioni del gusto durante il corso della vita e valutare la sua evoluzione: nel lattante è scarsa, nel bambino è molto sviluppata, nell’adolescente già tende ad affievolirsi; ne consegue che la curva è discendente poiché il gusto diminuisce con il passare degli anni. In gravidanza, si assiste generalmente ad una riduzione della sensibilità gustativa; nell’anziano prima scompare quella dell’amaro, poi del dolce, subito dopo del salato e da ultimo quella relativa all’acido.

Anche se a noi non viene in mente, talvolta il gusto è modificato da una banale raffreddore o da una più grave forma influenzale o da una sinusite; ciò si spiega con il fatto che essendo le narici e le fosse nasali chiuse, gli odori non arrivano ai giusti canali e si perde la percezione del sapore legata al profumo (che profumino si sente in cucina… – questo non capita) e dunque il gusto è modificato da un problema olfattivo che porta a percepire sapori insipidi.

Perché e come può modificarsi la funzione gustativa?

La funzione gustativa può modificarsi sia per ragioni di ordine fisiologico e naturale in base all’ordine decrescente appena descritto, sia per ragioni di tipo patologico in eccesso o in difetto definite rispettivamente ipergeusia ed ipogeusia.

L’ipergeusia può essere legata ad un affinamento della sensibilità gustativa dovuta ad una professione particolare come coloro che vivono assaggiando i vini e sanno come e quando usarli ovvero con quali piatti e in quali occasioni.

Ma tale situazione potrebbe verificarsi anche in caso di patologie come la paralisi progressiva o disordini ormonali (morbo di Basedow), o in molte forme di nevrosi.

L’ipogeusia ovvero una forte riduzione nel sentire i diversi gusti, potrebbe verificarsi per danni o disfunzioni nelle zone periferiche come il palato o da problemi alle papille gustative o al centro dei nuclei corticali.

Più rara è l’ageusia ovvero la totale scomparsa del gusto che potrebbe essere temporanea o permanente.

Vediamo di analizzare tutte le possibili cause che portano alle diverse modificazioni gustative:

Oltre a traumi o determinate patologie quali diabete, nefriti, anemia ed alcune infiammazioni delle mucose o meglio delle vie respiratorie includendo l’orecchio abbiamo:

  • Effetti collaterali dovuti alla radioterapia che viene effettuata per curare neoplasie alla testa e al collo.
  • Reazione ad alcune terapie farmacologiche basate su antibiotici ed antistaminici.
  • Interventi nel cavo orale (come una semplice estrazione dentale), nel naso o nelle orecchie.
  • Patologie dentarie o gengivali (parodontosi, gengiviti, etc.)
  • Scorretta igiene dentaria o delle vie nasali (in caso di bambini).

Conclusioni

La diminuzione della funzione gustativa rappresenta un fenomeno fisiologico a partire dai 60-70 anni di età.

Se il sintomo compare in età precoce, può essere temporaneo o perenne ed andrebbero esaminate le cause che provocano tale condizione.

Lo specialista ovvero l’otorino esplorerà il vostro cavo orale (bocca e lingua) così come il vostro apparato rino-faringeo che comprende l’orecchio esterno ed interno.

Farà attenzione alla vostra lingua e alla presenza di patine anomale che lo inducono ad indagare con più attenzione facendo pensare ad una candidosi; al contrario, se la lingua è priva di epitelio, può essere il caso di atrofia linguale. Infine, la vostra mucosa potrebbe presentarsi secca per gravi problemi anemici.

Passando all’apparato rino-faringeo, l’evidenza di un’infiammazione come nelle sinusiti croniche e non, nelle riniti allergiche, nelle gengiviti, porta alla perdita o alla ridottissima percezione dei sapori perché il catarro o il muco purulento impediscono un corretto riconoscimento dei sapori.

In alcuni casi come in coloro che soffrono di reflusso esofageo, si ha difficoltà nella distinzione dei sapori e si sente solo il sapore amaro dei succhi gastrici.

Se la sola visita specialistica non sarà sufficiente a formulare una diagnosi, in quanto ad essere coinvolti sono i centri corticali, lo specialista potrebbe richiedere esami diagnostici più precisi quali la TAC o la RnM.

La perdita del gusto è associata spesso, specie nell’anziano, a quella dell’olfatto. Non va sottovalutato il problema, perché potrebbe nascondere bruciature alla mucose o altre patologie che potrebbero a loro volta causare uno stato di disagio provato da coloro che non riescono a gustare pietanze prelibate.

È forse utile ripetere che l’uso di particolari farmaci specie per un periodo prolungato causano alterazioni gustative.

La terapia più comune dipende dalle cause, ma può essere causale con il ripristino spontaneo delle funzioni delle papille gustative; se è interessata la sfera nervosa, vanno seguiti i consigli degli specialisti per favorire la guarigione.

FONTE: Trattato di Otorinolaringoiatria a cura di G. Rossi