È opportuno dire subito che la giardia o lamblia è un organismo unicellulare che può rappresentare un flagello per il nostro apparato digerente. Si tratta di un parassita molto piccolo che causa diarrea e inevitabile disidratazione al nostro organismo.

È un parassita che vive nell’intestino degli animali (in particolare cani, gatti, caprioli e castori) e dell’uomo e si trasmette attraverso le feci o per un passaggio oro-fecale ovvero per aver ingerito qualcosa di contaminato vuoi liquido, vuoi solido.

Tra le aree di diffusione troviamo i paesi tropicali e sub-tropicali, ma talvolta piccoli focolai possono esservi anche dove fa freddo in una forma epidermica. Quest’ultima potrebbe verificarsi a causa di serbatoi presenti negli animali domestici come cani o gatti ed altri quali roditori, suini e scimmie, in quanto diventano suoi vettori lasciando traccia sulla terra o in acqua.

Comunque, la sua diffusione nei paesi Occidentali è abbastanza bassa a differenza di quelli orientali o africani dove la percentuale può arrivare fino al 40%.

Sembra abbia una forte resistenza, visto che può vivere alcune settimane sulla terra o intorno a 3 mesi e più in acqua; la sua eliminazione non è delle più semplici in quanto riesce a resistere al cloro.

L’animale che penetra nella forma di una cisti, supera lo stomaco e gli acidi in esso contenuti per collocarsi nell’intestino tenue; qui diventa trofozoita ovvero parassita che vive sulle spalle di un altro e si riproduce. Quando i trofozoiti sono eliminati attraverso le feci, alcuni muoiono, altri ripartono nella forma di cisti ed iniziano nuovamente il loro cammino nell’intestino. Tra i più a rischio sono i bambini, poi vengono gli adulti, anche se gli effetti sono diversi: si va dalla diarrea, ai dolori addominali simili a crampi o addirittura all’assenza di una sintomatologia chiara.

Quali sono i fattori di rischio?

È evidente che quanto detto nella parte introduttiva induce a pensare che i campeggiatori e gli escursionisti che esplorano i luoghi prediletti dai castori sono le persone che si espongono ad un rischio maggiore di contrarre la giardiasi. Ma oltre agli amanti dell’avventura, nella vita urbana di tutti i giorni, i bambini possono essere contaminati negli asili nido o nelle materne, dove si cambiano i pannolini; di conseguenza anche i parenti o le persone che provvedono alla cura dei bimbi affrontano il rischio.

A questi possono aggiungersi tutti coloro che non curano l’igiene specialmente intima o non si lavano le mani in modo corretto, gli individui che nuotano e inghiottono involontariamente acqua di laghi o torrenti infetti, i turisti che partono per luoghi lontani e selvaggi ed infine tutte le coppie che scelgono inconsueti rapporti sessuali.

Trova su iDoctors un Ginecologo o Infettivologo vicino a te!

Quali sono i sintomi più comuni?

Considerando che i trofozoiti si stabiliscono nell’intestino, essi provocano un danno alle cellule e causano il mal funzionamento intestinale e degli organi vicini. I dati di laboratorio effettuati su pazienti affetti da giardiasi documentano un alterato assorbimento dei lipidi, dei carboidrati, delle vitamine e delle proteine.

I sintomi veri e propri vanno dalla diarrea mista a sangue alla flatulenza, dai dolori addominali alla nausea, all’anoressia o nei bambini ad una visibile perdita del peso corporeo. Si vuole sottolineare comunque, che negli adulti se la giardiasi è cronicizzata, tale sintomatologia tende ad attenuarsi. Maggiore attenzione va rivolta ai bambini che hanno tale problema, poiché va posto rimedio alla disidratazione, all’eventuale ritardo nello sviluppo fisico e psichico ed infine ad un’eventuale insorgenza di intolleranza al lattosio.

Quanto può durare?

L’importante è iniziare quanto prima la terapia poiché se si è prudenti e si inizia ad assumere i farmaci più idonei, la durata è di circa 5-7 giorni; se, in caso contrario, non si comincia per tempo la giardiasi può prolungare la sua permanenza fino a 2 mesi circa. I farmaci che contengono il metronidazolo sono tra i più efficaci; si può assumere in gravidanza a partire preferibilmente dal quarto mese.

Certo è però che la migliore cura è la prevenzione seguendo alcune regole di carattere generale: pulizia ed igiene delle mani soprattutto dopo aver usato il bagno o dopo aver cambiato il pannolino al vostro neonato, lavaggio di tutti gli alimenti crudi, ed infine non utilizzare ghiaccio o acqua proveniente da luoghi presumibilmente contaminati.

Evitare luoghi affollati come piscine o parchi acquatici per bambini è una misura di prudenza soprattutto per evitare che il contagio possa colpire i più piccoli. In caso di pulizia degli animali domestici come per esempio la lettiera del gatto o la cuccia del cane è consigliabile far uso di guanti, lavando comunque le vostre mani.

Come si diagnostica?

L’unico esame che permette una valutazione obiettiva è l’analisi delle feci da ripetere più di 1 volta: solitamente viene richiesta la ripetizione sulla base almeno di 3 campioni raccolti in un intervallo di più giorni. Attraverso l’esame è possibile individuare o escludere la presenza di questi parassiti.

C’è chi nei casi più estremi decide di utilizzare l’endoscopio per l’estrazione dei campioni dall’intestino, ma si verifica raramente e soprattutto se la causa della diarrea rimane sconosciuta.

Quando è necessario chiamare il medico?

Se compare una sintomatologia che perdura per più di una settimana ossia se la diarrea, la nausea, il gonfiore addominale, i crampi persistono è consigliabile recarsi dallo specialista che saprà prescrivervi le analisi necessarie. Se, però è il vostro bimbo a star male, è opportuno rivolgersi al pediatra dopo 2 o 3 giorni di diarrea o nausea.

Conclusioni

Il contatto con flussi migratori o i viaggi per motivi di lavoro o di piacere in paesi esotici o tropicali ha comportato la comparsa anche in occidente di tale forma di parassitosi.

Il fatto positivo è che si può sia prevenire che curare anche in gravidanza – periodo più delicato e durante il quale la donna può contrarlo maggiormente -. Il feto non subisce danni dall’infezione ma potrebbe in qualche caso un ritardo di crescita dovuta ad una deficienza nell’alimentazione.

FONTE: Parassitologia medica illustrata a cura di G. Cancrini