Essere mamma e vivere il puerperio in modo sano e tranquillo è decisamente importante; a partire dall’atteggiamento nei confronti del neonato, al momento delle “pappe” o del biberon o dell’allattamento al seno. Nutrirlo ed educarlo potrebbe non essere così semplice se non si affrontano in modo adeguato i problemi che si presentano quotidianamente. La mamma talvolta va incontro ad una produzione e dunque secrezione di latte al di fuori del periodo dell’allattamento. Perché accade questo?

Cos’è la Galattorea?

La galattorea (deriva il nome dai termini greci galactos = latte e reo = correre/ scorrere) e come dice il nome si verifica quando la madre secerne latte, al di fuori del periodo dell’allattamento a causa dell’iper-produzione della prolattina; è questa la ragione per cui galattorea e prolattinemia indicano la stessa patologia.

Negli esami ematici risulta che il livello di prolattina, un ormone ipofisario – che è alla base degli aspetti clinici -, è piuttosto alto nei periodi non di allattamento. Il problema è dato dal fatto che il livello dovrebbe essere alto in gravidanza e nel puerperio, ma basso in altre condizioni. Se c’è una produzione di latte al di fuori di questi periodi, bisognerebbe capire quali potrebbero essere le ragioni.

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Quali sono le cause dell’iperprolattinemia?

Tra le cause principali va menzionato l’uso di alcuni farmaci assunti per problemi gastrici (gastrite o ulcera gastrica), per la dispepsia (problemi di digestione), per la depressione ed infine come contraccettivi orali.

Oltre alle cause di tipo farmacologico, troviamo quelle di natura patologica: epatopatie (in particolare cirrosi), malattie tiroidee (ipotiroidismo), conseguenze post interventi al seno (per esempio la masteoctomia), Herpes Zoster, piercing sul capezzolo, neoplasie.

Per individuare le cause, oltre alla prolattina, andrebbero valutati altri valori riferibili alla tiroide per escludere ipotiroidismo, l’azotemia e la creatinemia per escludere patologie renali e poi vi sono altri test per misurare la funzionalità epatica, nonché esami diagnostici come la risonanza magnetica dell’ipofisi per evidenziare eventuali micro o macro adenomi (neoplasie benigne); nell’ultimo caso è opportuno effettuare un campo visivo per controllare lo stato del nervo ottico.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo più evidente è la fuoriuscita spontanea o provocata dal capezzolo di un liquido bianco. Un altro, che si scopre in un secondo tempo, è la ridotta fertilità per problemi dovuti al blocco dell’ipotalamo o a disfunzioni ipofisarie che potrebbero determinare anche l’oligomenorrea o l’amenorrea.

In gravidanza, si può verificare un piccolo ingrossamento del micro-adenoma, anche se accade di rado e si può assistere a casi di acromegalia (iperproduzione dell’ormone Gh della crescita) come anche potrebbero insorgere problemi visivi o cefalea.

Come si cura?

La terapia dipende dalle cause, poiché se il problema è la tiroide, al paziente dovrebbe essere somministrata la tiroxina e sospesa l’assunzione di farmaci che causano l’aumento di prolattina. Se si soffre di microadenomi o macroadenomi e si vuole fare uso della contraccezione, l’uso della pillola è consentito poiché non influisce sull’evoluzione della neoplasia benigna.

Le pazienti sterili possono trovare un beneficio usando farmaci agonisti della dopamina come la bromocriptina; poi c’è chi soffre di amenorrea e che dovrebbe sottoporsi a controlli regolari della densità ossea eseguendo la MOC. In gravidanza, sarà il ginecologo a suggerire il dosaggio e l’assunzione di farmaci in caso di micro o macro adenoma o a raccomandare la visita oculistica per valutare l’eventuale danno oculare.

Conclusioni

La galattorea è la secrezione di liquido bianco/biancastro dal seno in periodi diversi da quelli previsti dall’allattamento. È un problema dovuto ad un aumento di prolattina nel sangue che può essere causato da farmaci o ragioni cliniche.

La terapia esiste, ma per scegliere la migliore è indispensabile capire le cause che hanno portato a tale situazione. Talvolta, in caso di macroadenoma si potrebbe ricorrere alla chirurgia, ma solo se il volume è tale da premere il nervo ottico e da compromettere la visione in modo significativo.

 

FONTE: Current Medical Diagnosis and Treatment, 2016