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Sveliamo subito cosa si intende con IPB dicendo che I= Iperplasia P= Prostatica B= Benigna. E’ utile sapere che è un problema non così raro in età puberale, intorno ai 25 anni, con recidive e ripercussioni nelle età più avanzate. L’IPB consiste nell’ingrossamento della prostata di natura benigna e si chiama anche ipertrofia prostatica o infine ostruzione prostatica. In parole semplici va spiegato che quando la ghiandola si ingrossa, comprime l’uretra e porta all’ispessimento della vescica; ciò significa che si hanno problemi nello svuotamento completo vescicale con il conseguente problema della ritenzione idrica.  

Quali sono le cause principali?

Non è sempre facile capire le cause scatenanti, ma sembra che l’età avanzata o problemi ai testicoli durante la pubertà siano le ragioni più frequenti per l’IPB. Durante il periodo della produzione di testosterone e di una piccola parte di ormoni femminili, gli estrogeni, l’IPB è più raro. Al contrario, se la quantità di testosterone è inferiore e gli estrogeni sono più numerosi, quest’anomalia facilità l’ipertrofia prostatica, in quanto le cellule prostatiche sono più stimolate. Un altro fattore è rappresentato dal DHT, un altro ormone maschile che viene prodotto in quantità elevate negli uomini over 50; infatti, l’assenza o una bassa quantità di DHT fanno sì che l’ipertrofia difficilmente si verifichi. Più o meno per avere un’idea si può dire che l’ipertrofia colpisca intorno al 50% dei soggetti tra i 51 e i 60 anni e fino al 90% a partire dall’ottantesimo anno di età.    

Quali sono i fattori di rischio?

L’età è tra i più importanti fattori di rischio, ma ad essa seguono la familiarità (problema di origine genetica), sovrappeso, problemi cardiaci, diabete di tipo 2, sedentarietà.

Come si manifesta?

La sintomatologia è piuttosto varia ed interessa principalmente l’apparato urinario e quelli ad esso legato.

Vediamo di analizzarli:

  1. Aumento notevole della minzione giornaliera
  2. Una pipì che si ha difficoltà a trattenere
  3. Un getto ridotto o interrotto
  4. Situazione in cui dopo aver urinato continua lo sgocciolamento.
  5. Nicturia (minzione notturna frequente)
  6. Ritenzione urinaria
  7. Incontinenza
  8. Eiaculazione dolorosa o dolori nella minzione
  9. Cambiamento di colore e di odore nell’urina.

Il perché si abbiano tali sintomi è spiegabile, pensando ad un’ostruzione uretrale o ad un logoramento vescicale.

Tuttavia non sempre si manifesta, poiché, se la prostata è più grande del normale, tali sintomi non compaiono. In alcuni casi si ha una prostata appena ingrossata con segni di ostruzione e raramente si hanno sintomi nell’apparato urinario.

Più raramente i soggetti si accorgono del problema poiché sentono dolori acuti ed è per loro quasi impossibile urinare; si tratta della ritenzione urinaria acuta.    

Non si possono non menzionare alcune infezioni nel tratto urinario superiore o le prostatiti che danno quei sintomi o nella peggiore delle ipotesi la neoplasia della prostata.

Quando questi sintomi si presentano in compagnia di dolore minzionale, perdite ematiche, febbri, brividi o dolori addominali è raccomandabile recarsi tempestivamente dallo specialista al fine di evitare spiacevoli complicanze, quali danni alla vescica, al rene o calcoli vescicali.    

Quali esami aiutano la diagnosi?

Attualmente è possibile effettuare due tipi di ecografie: l’una è quella vescicale-prostatica e sovrapubica, l’altra è quella prostatica transrettale. Oltre a queste c’è la flussimetria.

Nella prima si evidenzia la presenza di alterazioni a carico della vescica e la compressione della prostata. Se viene effettuata dopo la minzione, può essere indicativa della quantità di urina che rimane in vescica.

Nella seconda, la risposta è più precisa in quanto l’esame è più accurato – anche se ovviamente più invasivo – in quanto vengono studiate le caratteristiche morfologiche delle ghiandole e misurate con precisione.

La flussimetria serve a valutare elementi che caratterizzano la minzione: quantità, sgocciolamento etc.

Come si cura?

Le soluzioni sono mediche o chirurgiche. Esistono gruppi di farmaci specifici come gli antitestosteronici al fine di ridurre il volume della prostata, gli alfalitici per ridurre il tono dello sfintere favorendo la minzione o infine i fitofarmaci. Tra questi si ricordano la serenoa in caso di disfunzioni urologiche o atrofia dei testicoli, olii polisaccaridi e steroli per il riequilibrio ormonale. Poi si ricorda l’ uva ursina ad azione antibatterica o i tannini gallici per difendere le mucose genitali.

Conclusioni

L’ipertrofia prostatica può presentarsi o in età puberale con la conseguente disfunzione testicolare o in età più adulta. Le ragioni per la sua manifestazione sono diverse: da motivi di tipo genetico/familiare, a problemi di disomogeneità nella produzione ormonale tra testosterone ed estrogeni. È abbastanza semplice arrivare ad una diagnosi ma è consigliabile non sottovalutare la sintomatologia descritta sopra che analizzata attraverso l’ecografia o altri esami diagnostici porta lo specialista a trovare la migliore soluzione al vostro caso.

FONTE: Fondazione Veronesi