I raggi solari producono effetti benefici al nostro organismo in particolare al nostro scheletro poiché permettono la sintesi della vitamina D, componente essenziale per la salute delle nostra ossa.

Bisogna considerare però che il sole non è salutare per tutte le parti e i componenti del corpo umano, poiché la cute può risentirne negativamente ed avere conseguenze patologiche. L’induzione di un immunosoppressione ad alterazioni genetiche possono essere rilevanti nelle cause di tutti i tumori cutanei e in alcune infezioni, quali ad esempio, il diffuso herpes simplex.

Lo spettro della luce solare che rafforza la superficie terrestre si compone dell’ultravioletto, del visibile e dell’infrarosso.

L’ozono atmosferico blocca le radiazioni solari più dannose; la diminuzione della fascia d’ozono a causa dei fenoxoidrocarburi emessi dall’atmosfera, destano una preoccupazione tale da indurre tutti gli altri stati europei ad un accordo finalizzato a trovare soluzioni per ridurre la produzione di questa sostanza chimica.

La componente principale dello spettro di azione di luce è la radiazione ultravioletta, mentre l’infrarosso ha un effetto unicamente termico. I raggi ultravioletti possono essere usati però a fini terapeutici nelle psoriasi, nelle dermatiti atopiche e nelle vitiligini.

L’energia posseduta dai fotoni nello spettro della luce visibile non è in grado di danneggiare la cute a meno che non contenga sostanze chimiche fotosensibilizzanti.

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Cosa succede alla cute quando si espone ai raggi ultravioletti?

Una delle conseguenze più gravi è la penetrazione dei raggi ultravioletti al di sotto della barriera cutanea poiché provoca un’alterazione del DNA. La cute va immediatamente riparata con l’intervento degli specialisti poiché la mancata riparazione orta a tumori benigni o maligni della pelle di significativa entità (da quella più lieve come i benigni o maligni basocellulari, ai medi come i carcinomi spinocellulari ai più gravi melanomi).

Le immediate conseguenze cutanee dell’esposizione al sole sono le eruzioni cutanee e la sintesi della vitamina D.

L’eritema solare rappresenta la manifestazione cutanea che indica la vostra capacità di tolleranza alla luce solare e quest’ultima si differenzia a seconda dei fototipi di pelle che contengono più o meno melanina, la quale funge da filtro tra raggio solare e pelle.

I tipi sono 6: si va dal 1mo che presenta costanti scottature e non si abbronza al 6sto che, al contrario sembrano costantemente abbronzati specie nelle giornate serene e soleggiate; i gradi intermedi gradualmente hanno diverse reazioni che vanno dall’abbronzatura che impiega molto tempo,  con diversi rash cutanei e un tempo di durata limitato, ad un’abbronzatura abbastanza facile e poca reattività cutanea con un’abbronzatura che dura a lungo.

L’ultravioletto è diviso in 3 componenti: C, B ed A: i raggi UVC non arrivano sulla terra, gli UVB sono i maggiori colpevoli degli eritemi solari e delle ustioni (se il tempo è prolungato senza considerare le esigenze della nostra pelle) ed infine gli UVA che sono 100 volte inferiori agli altri due.

Lesioni benigne: l’esposizione protratta nel tempo alla luce solare da parte della cute, presenta un quadro clinico da fotodermatite, caratterizzata da un assottigliamento della cute, dalla comparsa di macule e teleangectasie ad un aspetto irregolare ed irsuto insieme ad un fotoinvecchiamento cutaneo.

Quali sono gli aspetti cronici dell’esposizione al sole?

Le lesioni maligne più frequenti sono gli epiteliomi o basaliomi talvolta confusi con cheratosi; qualora si accerti trattasi di un epitelioma o basalioma basocellulare non ci sono particolari preoccupazioni perché la crescita è molto lenta e l’asportazione chirurgica è abbastanza semplice e di routine; se, invece trattasi di manifestazioni/nei più profondi spinocellulari, c’è più ansia in quanto possono svilupparsi in profondità in modo più veloce rispetto agli altri ed infine i melanomi che se non individuati in tempo danno luogo a metastasi da individuare attraverso linfonodi sentinella. Di solito, le zone più esposte al sole possono presentare tumori benigni o maligni che siano come per esempio mani, collo e volto.

Talvolta piccoli nei possono essere individuati tra le dita dei piedi e senza quasi accorgersene crescono e si allargano velocemente; nei casi in cui la forma è appiattita e muta nelle dimensioni, il dermatologo suggerisce un esame, l’epiluminescenza attraverso il quale si vedono i nei al microscopio digitale.      

Il rapporto tra esposizione al sole e incidenza del melanoma non è chiarissimo, ma è molto probabile possa formarsi nelle zone della cute soggette ad eritemi associati a bolle e febbre in pelli particolarmente sensibili e predisposte come tipo 1 o 2: carnagione molta chiara, capelli biondi o rossi e lentiggini.

Quali sono le malattie da fotosensibilizzazione?

Molte classi di farmaci e sostanze chimiche somministrate sulla cute o per via sistemica possono provocare reazioni o irritazioni che danno luogo a fotosensibilizzazioni o meccanismi fototossici in soggetti allergici. Qualche volta, alcune sostanze profumate contenute nei cosmetici sembrano sostanze fortemente fotosensibilizzanti. Dopo l’eritema solare, le fotodermatiti sono piuttosto diffuse e ricorrenti specie nelle stagioni primaverili e calde, quando ci si espone di più. La condizione è, però, transitoria e tende a regredire nelle stagioni più fredde.

La fototossicità e la fotoallergia richiedono l’assorbimento da parte di un farmaco o di una sostanza chimica applicata sulla cute o somministrata per bocca. L’energia assorbita viene poi dismessa, provocando una reazione nei tessuti; il quadro clinico più comune sono l’eritema con bolle o vescicole.

Tra i farmaci che provocano tali effetti collaterali, troviamo l’amiodarone, usato per problemi cardiologici come per esempio significative aritmie, alcuni chemioterapici, alcuni diuretici, i sulfamidici, la tetraciclina (un antibiotico ad ampio spettro), e i coloranti come l’eosina o il rosa bengala.

Le reazioni di fotoallergia si distinguono per la partecipazione del sistema immunitario nel processo patologico.

Le manifestazioni cliniche differiscono da quelle di fototossicità per la comparsa di una dermatite intensamente pruriginosa con ispessimento cutaneo.

Conclusioni

Se la dermatite o la fotosensibilizzazione è data dall’esposizione solare ed è dovuta a particolari fattori quali caldo, sudore che reagiscono sulla cute o ad eritemi solari, il più spesso sono temporanee; una volta che si evita il sole, tutto dovrebbe scomparire. Alcune misure preventive potrebbero essere: l’uso di cappelli a falda larga, l’indossare indumenti a manica lunga, pantaloni sotto il ginocchio; riducendo l’esposizione al sole, diminuiscono le probabilità che possa comparire un neo.

Un’altra misura preventiva potrebbe essere il ricorrere a creme ultra protettive limitando le ore di esposizione a quella fascia oraria in cui i raggi hanno solo valenza positiva. I medici soprattutto pediatri e dermatologi consigliano di evitare le ore centrali della giornata limitando l’esposizione di mattina o verso il tramonto.

FONTE: Harrison – Principi di medicina interna.