La dott.ssa Rosalba Trabalzini è Medico Chirurgo, specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta, attualmente, esercita la sua professione a Roma.

Allo scopo di conoscerla meglio e presentarla agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare la psichiatra?

Nel 1969 sono stata assunta come infermiera psichiatra al Santa Maria della Pietà, il mio secondo giorno di lavoro ero sola con quaranta pazienti in un salone e una ragazza, Lidia, della mia stessa età, si avvicina e mi dice: “Non sai quanto sei fortunata, questa sera torni a casa, io resterò per sempre qui dentro”. All’epoca non esisteva la dimissione, quando si entrava in ospedale non si usciva più. Mentre l’abbracciavo le risposi: “Ti prometto Lidia che farò di tutto per cambiare le cose a te e a tutte le altre”, ci mettemmo a piangere tutte e due. Fu in quel momento che decisi di riprendere a studiare. Mentre lavoravo in ospedale come infermiera mi diplomai in ragioneria, laureai in Psicologia Clinica, in Medicina e presi la vecchia specializzazione in psichiatria e neurologia. Rimasi nel ruolo di infermiera al Santa Maria della Pietà Pad. XV per otto anni.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Risolvere le problematiche dei pazienti che a me si affidano a 360° sia da un punto di vista medico, psichiatrico, psicologico, neurologico e psicoterapeutico.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Non ci sono aspetti duri, quando si ama il proprio lavoro nulla è pesante da affrontare.

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

La scrittrice, la pittrice, la stilista….

Ripensandoci oggi, quale errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Anziché iscrivermi alla facoltà di Psicologia come prima laurea, sono stata una delle prime settecento ad essere laureata in Italia, avrei dovuto iscrivermi subito a Medicina avrei risparmiato quattro anni di studio e una tesi di laurea.

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

No, non ho mai pensato di non farcela, l’Alfieri è sempre stato il mio alter ego: “volli, e sempre volli, e fortissimamente volli”.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Si, il mio primario del Santa Maria, ha sempre creduto in me incoraggiandomi nei momenti più difficili. Lavoravo sempre di pomeriggio e notte per essere libera di mattina e frequentare le lezioni. Andavo a casa dai miei una volta la settimana, vivevo in ospedale!

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?

Di non arrendersi, mai se ama davvero la professione le gratificazioni arriveranno.

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?

Lungo il percorso sono diventata giornalista pubblicista, edito un giornale Guida genitori parlo ai genitori a proposito di salute, educazione, leggi, e tante altre informazioni utili. Con la collaborazione di colleghi facciamo consulenza medico-pediatrica e psicologica gratuita. Nel tempo libero dipingo e viaggio per il mondo facendo volontariato, ho portato farmaci in Uganda, in Cambogia, a Cuba, in Equador, in Vietnam e un po’ in tutti i posti del mondo dimenticati dall’economia.

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più

Purtroppo si, nel nostro settore capita spesso che pazienti restino vittime di cialtroni.

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Mentre ero in servizio presso un istituto penitenziario, un detenuto arrivato a  visita, chiedeva con insistenza un farmaco antipsicotico che simula effetti assimilabili a sostanze illegali, al mio diniego perché non ne aveva bisogno, uscì dallo studio urlando che si sarebbe impiccato appena rientrato in cella. La mia affermazione in quel momento drammatico fu: “Bene l’accompagno e le darò una mano a prepararsi il cappio“. Ovviamente gli agenti penitenziari mi guardano come se fossi io la pazza della situazione. Chiaro che non accadde proprio nulla ma, nessuno venne più da me a chiedere quel farmaco particolare!

Nuovi progetti per il futuro?

Continuare a seguire le mie due ragazze Sahalima e Sakira nel loro percorso di vita e il mi prossimo viaggio in Papua e Nuova Guinea sempre come volontaria, resterò in un ospedale di un villaggio per due settimane

Secondo lei, in che modo il web può aiutare il medico nella sua professione? In cosa il web potrebbe essere d’aiuto al medico (che non esista già)?

La vera svolta per i medici del web è poter essere aggiornati in tempo reale su qualsiasi tipo di malattia o di rimedio farmacologico a disposizione. Considerato che gli abbonamenti alle riviste scientifiche sono cari, il Ministero della Salute dovrebbe attivare delle convenzioni speciali con gli istituti più prestigiosi.