La dott.ssa Roberta Mastroianni è Psicologa clinica, specializzanda in Psicoterapia sistemico-relazionale, attualmente, esercita la sua professione a Roma.

Allo scopo di conoscerla meglia e presentarlo agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare la psicologa?

Per cultura familiare sono sempre stata affascinata dalle discipline psicologiche, soprattutto dall’ambito clinico. Ho coltivato questa passione “da sempre”.

Al liceo ho capito che avrei voluto fare della mia più grande passione la mia professione.  Sin da allora ho cercato di far convergere il mio interesse per la psicologia con la specifica formazione, partendo dagli studi personali e poi iscrivendomi alla facoltà di psicologia all’università; posso affermare di combinare passione e professione ancora oggi. Dunque, ogni giorno, oltre che “fare” la psicologa, scelgo di “essere” una psicologa.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Nel mio lavoro esistono moltissimi aspetti positivi e altrettante difficoltà. Certamente, non ci si annoia mai! Ogni storia di vita è degna di ascolto e interessante già per il solo fatto che è irripetibile. Dunque, il mio interesse per il singolo paziente è sempre unico, nel rispetto della sua unicità. Non bisogna mai sottovalutare, e quindi smettere di apprezzare, la scelta della persona di condividere con lo psicologo la propria vita, prima ancora della sua richiesta di aiuto.

Le più grandi soddisfazioni, nel mio mestiere, non coincidono solo con i risultati raggiunti. Non c’è soddisfazione più grande che scoprire e sperimentare insieme nuove risorse, sapendo che, a partire dalla relazione vissuta in stanza di terapia, queste potranno rivelarsi al di fuori ed essere gli strumenti del cambiamento di un intero mondo, nel vero senso della parola.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Nel mio lavoro si incontrano tante difficoltà. Basti pensare al percorso di studi, lunghissimo a concludersi e comunque interminabile; siamo sempre in aggiornamento!

L’aspetto più difficile per me sta nel lavorare ogni giorno con se stessi mentre si lavora con i pazienti. Allo stesso tempo, questo è l’aspetto più ricco di tutti. Per svolgere bene la mia professione è necessario mettersi sempre in gioco; a volte è molto faticoso, ti impone di affrontare te stessa ogni giorno ma resta pur sempre una scelta che non cambierei. In questo i miei pazienti hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale; anche loro sono il motore della mia crescita.

Se non avesse fatto la psicologa cosa avrebbe fatto?

Me ne sarei pentita! Questa credo sarebbe la realtà oggi.

Certezze a parte, al momento della scelta del percorso universitario ho anche valutato la possibilità di intraprendere un percorso diverso; sarebbe “legge internazionale”, tradotto in italiano. Ho seguito dei corsi pre-universitari all’estero dopo aver fatto un anno di scambio culturale nel periodo della formazione secondaria. Ne ero affascinata, resta un ambito interessante ai miei occhi ma, guardandomi indietro, sono felice della scelta professionale fatta allora.

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

Molte volte! Il passaggio dal mondo “teorico” a quello “pratico” mi ha subito messo di fronte alla difficile scelta che avevo fatto. La professione di psicologo è molto impegnativa, non ci sono confortanti regole scientifiche sempre valide. Abbinata alla grandissima mole di formazione (assolutamente necessaria e continua!) occorre sperimentarsi e imparare a vivere nel mondo della persona, gruppo, sistema che si ha davanti. È una scoperta continua, tanto interessante quanto faticosa e soprattutto all’inizio può mettere a dura prova la percezione di essere in grado di farcela.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Ci sono state più persone determinanti nella mia formazione a partire da mio padre, che mi ha “passato il testimone”; il mio relatore di tesi all’università, il mio tutor nel tirocinio post-lauream, il mio supervisore di specializzazione. Mi ritengo molto fortunata! Nella mia formazione hanno contribuito professionisti e persone che stimo molto. Senza di loro, che mi hanno sempre offerto la loro competenza e gli strumenti per costruirne una mia, il mio percorso non sarebbe sicuramente stato altrettanto soddisfacente.

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?

Sono una donna curiosa, mi interessano tante cose. Amo l’informazione, la lettura, lo sport e la buona compagnia. Per vivere al meglio il mio tempo libero cerco di coltivare quanto più possibile questi miei interessi, ritagliandomi (quasi) sempre dello spazio dedicato a me. Lo reputo una delle risorse primarie per una buona qualità di vita.

Nuovi progetti per il futuro?

Tanti. Purtroppo non si possono rivelare però; esistono tanti cavilli. Quello che posso dire è che sono sempre stata attiva nella costruzione della mia professione e specializzazione, che denomina il mio ambito di interesse. Inoltre, secondo le mie possibilità, ricopro un ruolo nelle relazioni di aiuto anche in altri ambiti. Ci sono tante proposte che sto portando avanti in entrambi i contesti; tante variabili a cui doversi affidare e tante piccole grandi battaglie da combattere. A volte è faticoso e molti progetti non sono immediatamente realizzabili ma se c’è volontà, sostegno dei colleghi e condivisione, è possibile credere e realizzare.

Secondo lei, in che modo il web può aiutare lo psicologo nella sua professione? In cosa il web potrebbe essere d’aiuto allo psicologo (che non esista già)?

Oggi è tutto in cambiamento, anche le modalità di ricerca di aiuto da parte delle persone. In questo, il web ricopre un ruolo centrale e non sottovalutabile dai professionisti. È importante che gli psicologi siano in grado di inserirsi adeguatamente nella società moderna, sfruttando anche il web come mezzo per offrire il proprio servizio. Il web può aiutare lo psicologo nella sua professione prima di tutto consentendogli di rendersi visibile anche agli occhi di chi non ha altri strumenti di mediazione per fare una richiesta d’aiuto; consente ai pazienti di legittimarsi un po’ di più nella volontà di iniziare un percorso terapeutico ad esempio, sfatando molti miti che lo riguardano. Vedere che tante persone sfruttano e beneficiano di un servizio psicologico può normalizzarne l’esistenza e la richiesta; è un punto di partenza non da poco! Sarebbe sicuramente utile incentivare i pazienti a condividere le proprie esperienze (magari anche sul web), nel rispetto delle loro modalità e tempi, sempre con l’obiettivo di normalizzare e dar voce alla realtà terapeutica che, per quanto unica per ciascuno, rappresenta una risorsa concreta per tante realtà diverse.