La dott.ssa Maria Cristina Arpaia è Psicologa clinica, Specialista in Sessuologia ed in Disturbi dell’apprendimento e, attualmente, esercita la sua professione a Roma.

Allo scopo di conoscerla meglia e presentarlo agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare la psicologa?

Alcuni anni fa, durante un trasloco, ho ritrovato il mio diario del liceo, del quale mi ero completamente dimenticata, sfogliandolo, dinanzi ad una certa pagina ho avuto un sussulto: “cos’è l’io?” mi interrogavo, con conseguenti riflessioni e conclusioni sul desiderio di studiare la psicoanalisi. Avevo 16 anni. Ecco, ho deciso allora.

 

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Mi colpisce sempre la grande profondità di sofferenza che incontro nelle persone che si rivolgono a me, delle quali ammiro la forza e non arrendevolezza nel percorso terapeutico. Questo mi infonde coraggio, sono come dei compagni di cammino che mi ricordano che il recupero e la valorizzazione del proprio sé è la prima pietra della costruzione personale. Sento una profonda stima per loro e per il mio lavoro.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

La condivisione dell’esperienza di possibilità di cambiamento che in situazioni gravose sembra all’altro impossibile.

Se non avesse fatto la psicologa cosa avrebbe fatto?

Sono sempre stata affascinata dalle architetture e dagli spazi, mi sarebbe piaciuto molto fare l’arredatrice di interni. Ma il primo sogno era diventare scrittrice, di romanzi storici o gialli… ma quello, chissà, posso ancora farlo…

Per il momento, ho scritto un saggio intitolato  “La natura relazionale del Sé.  La mente come sistema integrato”, per la collana di psicoterapia e psicoanalisi. Edito da Alpes. Mi sembra un buon inizio!

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

Il corso di studi per diventare psicologi e poi psicoterapeuti è molto lungo, considerando anche il periodo del tirocinio e la preparazione per l’esame di stato, lungo un pò come quello per diventare medici, per farsi un’idea. Ma ho sempre avuto una motivazione fortissima come processo in background, una determinatezza che mi ha dato sempre molta energia. Quindi non ricordo di aver mai pensato – seriamente – di non farcela.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Considero incontri determinanti non solo quelli con persone a me contemporanee, sono incontri importanti anche quelli con Autori che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio percorso formativo: penso a Kohut, ad esempio, e al suo concetto profondissimo di empatia, alla sua concezione dell’uomo contemporaneo e alla conseguente valorizzazione degli aspetti narcisistici. Personaggi, questi, altrettanto vivi.

Certamente, poi, la passione e l’umanità della mia professoressa della tesi, una terapeuta molto empatica, in senso kohutiano.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di psicologo, cosa suggerirebbe?
Di seguire i suoi interessi innanzitutto, a prescindere dalle mode (psicologiche). In ragione del fatto che in nessun altro lavoro come in quello di psicologo la persona è essa stessa strumento di lavoro: tutto passa come per osmosi.

E di prepararsi seriamente, approfondendo personalmente le tematiche, non accontentandosi delle vulgate.

Cosa fa nel tempo libero?

Mi piace molto leggere e suonare il piano, con grande gioia dei miei vicini di casa. Anche ballare, ma ormai lo faccio molto raramente.

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Un bambino bellissimo che mi ha regalato il suo peluche dopo il nostro incontro per una valutazione per i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), un gesto simbolico perciò molto significativo!

Nuovi progetti per il futuro?

Mi piacerebbe scrivere un altro libro!

Secondo lei, in che modo il web può aiutare lo psicologo nella sua professione?

Creare rete, sembra una risposta scontata: in realtà, c’è molto più individualismo di quanto si creda nella professione di psicologo. Sarebbe auspicabile realizzare una maggiore conoscenza condivisa, nell’ottica di uno spirito collaborativo e di condivisione delle personali esperienze, per una progettualità comune.