La dott.ssa Liliana Matteucci è Psicologa clinica, Specialista in Psicoterapia psicodinamica, attualmente, esercita la sua professione a Roma.

Allo scopo di conoscerla meglia e presentarlo agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare la psicologa?

La psicologia soprattutto la psicoanalisi è entrata nella mia mente già in prima adolescenza, ho iniziato a leggere testi di difficile comprensione per quell’età. Mi incuriosiva l’idea che il comportamento umano, quello disfunzionale, potesse essere compreso a partire dalla decodifica della parte inconscia e dell’importanza delle prime esperienze emotive vissute nel contesto originario. Con la specializzazione in gruppo analisi, invece, ho integrato l’importanza dell’interrelazione esistente tra individuo e realtà esterna sociale, culturale, interpersonale e trans generazionale. Il gruppo ci appartiene sin dall’origine.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

La sofferenza che blocca l’esistenza delle persone, che si tramuta in sintomo e la possibilità di restituire una speranza di cambiamento, di rinascita (dopo una diagnosi e un trattamento). Vedere l’analizzando che si trasforma dentro e fuori che dispiega le ali, che si apre come un fiore che si esprime in tutte le sue parte che cambia la sua esistenza e che raggiunge una dimensione di libertà interna e di consapevolezza emotiva, questo è il viaggio interno condiviso nel percorso dell’analisi. Anche la formazione specialistica in psicodiagnostica nell’attività peritale è una parte di grande interesse clinico, poiché attraverso la psicodiagnosi vi è la possibilità di inquadrare la personalità comprese le dinamiche che tessono la qualità delle relazioni.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Fare il vuoto per accogliere l’altro senza alcuna distrazione per tutto il giorno e l’immobilità fisica.

Se non avesse fatto la psicologa cosa avrebbe fatto?

Questa è la mia passione, il linguaggio che penso e sento da sempre.

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Non ci sono state esperienze negative, né errori. L’atteggiamento evolutivo è quello che fa apprendere dall’esperienze e trasformare le difficoltà in punti di forza in risorse.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Sicuramente l’esperienza personale di analisi è stata determinante unitamente alla specializzazione che ha messo insieme l’analisi individuale con quella di gruppo restituendo una dimensione di completamento formativo.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di psicologo, cosa suggerirebbe?

Di fare più possibile esperienza clinica, esperienza sul campo attraverso tirocinio, volontariato perché la pratica clinica è fondamentale nel lavoro di psicoterapeuta, aggiungendo un lavoro di analisi personale che deve sciogliere i nodi personali per raggiungere un buon livello di conoscenza di sé stessi. Come diceva a suo tempo Sigmund Freud: “L’analista riuscirà a far evolvere l’analizzando fino a dove egli è riuscito ad arrivare”.

Cosa fa nel tempo libero?

La psicoanalisi e la gruppo analisi rappresentando una passione mi porta continuamente a fare letture. Da alcuni anni faccio parte di un’associazione sportiva podistica che mi porta a fare gare sperimentando corpo e mente insieme all’interno di un contesto gruppale dove l’appartenenza, la squadra, i compagni, i limiti, la prestazione e la capacità di entrare in contatto con se stessi attraverso il corpo vengono continuamente esposti.

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Nella mia professione tutte le vicende di sofferenza portate dagli analizzandi diventano, riattraversati e risignificati, viaggi unici.