La dott.ssa Alessia Diana è Psicologa clinica, Specialista in Psicoterapia e, attualmente, esercita la sua professione ad Aversa.

Allo scopo di conoscerla meglia e presentarlo agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare la psicologa?

Avevo 14 anni ed ero al primo anno di liceo, partecipai ad un laboratorio emozionale sui disturbi del comportamento alimentare, condotto da uno psicologo. Non era un periodo facile della mia vita, quell’incontro ha cambiato la mia vita e da quel momento ho deciso che da grande avrei fatto la psicologa.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Avere il privilegio di entrare nelle storie di chi sceglie di affidarsi a me, mi regala una grande emozione oltre che soddisfazione. Custodisco con cura tutte le storie, senza giudicarle o sminuirle, perché hanno molto valore per me, conoscersi profondamente è un grande atto di coraggio che ammiro e sostengo intensamente.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Costruire relazioni autentiche ed efficaci che hanno il sapore di alleanza è tanto soddisfacente quando difficile. Creare uno spazio di verità dove l’altro può sentirsi accolto, non giudicato, accettato nel suo essere persona, è uno degli aspetti più complessi del mio lavoro. Passa sicuramente per una costante formazione prima di tutto personale e professionale che io non abbandono mai.

Se non avesse fatto la psicologa cosa avrebbe fatto?

Probabilmente la commessa o l’agente di viaggi. Ho sempre amato relazionarmi alle persone, ascoltare ciò di cui hanno bisogno e facilitarle a realizzare i propri desideri.

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Restare al sud. Fare la psicologa al sud complica fortemente un lavoro che già di per sè è intenso e complesso. Oggi noi psicologi del sud ci ritroviamo a combattere con uno scarso riconoscimento della nostra figura professionale, con una confusione su ciò che siamo e su ciò che facciamo, con i pregiudizi della cultura tipica del sud e con ancor di più di piccole realtà che associano la figura dello psicologo al cosiddetto “medico dei pazzi”.

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

Tante volte. Soprattutto all’inizio, quando ho toccato con mano la fatica e l’impegno che spesso non è stato riconosciuto. Non ho mai smesso però di sognare e credere di potercela fare nonostante i momenti di disorientamento e di difficoltà.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Si, l’incontro con i miei terapeuti, con lo psicodramma e la terapia di gruppo ha rappresentato un momento di svolta, prima di tutto personale e poi anche professionale, in cui azione, spontaneità, amore per me stessa sono diventate parole chiavi per me. Anche la scelta della scuola di specializzazione è stata determinante professionalmente, Rogers e la terapia centrata sul cliente mi hanno insegnato a dare diritto e cittadinanza a tutte le emozioni che sento.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di psicologo, cosa suggerirebbe?

Di non smettere di formarsi. Di fare prima di tutto un percorso personale di conoscenza e consapevolezza, di non risparmiarsi mai mettendosi in gioco con le proprie emozioni oltre che con lo studio e la dedizione.

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?

Mi piace cantare. Sin dall’infanzia, mi cimentavo in spettacoli canori con i miei amici o anche nella mia stanza quando ero sola. Ho sempre amato cantare e da diversi anni mi piace prendere lezioni di canto, per migliorarmi, per nutrire questa mia passione nel tempo libero. Mi piace organizzare viaggi, una passione recente. Amo viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi modi di vivere, nuovi sapori, ammirare nuovi panorami e cerco di ritagliarmi appena posso qualche giorno per partire, fare la valigia e andare, Nel tempo libero, organizzo viaggi per i miei amici o i miei parenti e a volte basta questo per rilassarmi, scaricarmi dai pesi della quotidianità, sentirmi libera

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.

Spesso mi capita di sentire persone che quando scoprono che io sono una psicologa, mi chiedono di indovinare i loro pensieri, oppure di rapportarmi a persone che mi dicono che dallo psicologo va chi è pazzo. Provo spesso a spiegare che lo psicologo non è un indovino e che dallo psicologo non va chi è folle o inconsapevole della propria “malattia”, piuttosto va chi ha voglia di risolvere i propri problemi, chi ha il coraggio di guardarli per migliorarli ed affrontarli.

Nuovi progetti per il futuro?

Inizierò a breve a lavorare con i bambini di un asilo nido e i loro genitori. Sono certa che imparerò molte cose che mi arricchiranno profondamente.