Il dott. Paolo Veronesi è Medico Chirurgo, Specialista in Chirurgia Generale e Proctologica e, attualmente, esercita la sua professione a Milano e Varese.

Allo scopo di conoscerlo meglio e presentarlo agli utenti di iDoctors, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare il chirurgo?

Al liceo; ero indeciso se fare il Veterinario o il Medico. Parlai con un Veterinario che mi spiegò alcune difficoltà nell’inserimento nel mondo lavorativo e così ho optato per la Medicina.

 

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Occupandomi di Oncologia Gastroenterologica, l’aspetto che mi dà maggiori soddisfazioni è poter aiutare questi pazienti nel loro percorso di cura, sperando ovviamente di portarli alla guarigione. La gratificazione che mi riconoscono dà un senso a tutto gli sforzi e al tempo occupato per loro. La proctologia è un insieme di malattie, anali, gastroenterologiche, psicologiche, dermatologiche. Curare questo genere di pazienti vuol dire ampliare le proprie conoscenze. Inoltre per alcune patologie la cura è complessa, pertanto è un motivo di impegno maggiore.

 

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Non poter guardare il tempo che passa e spesso rinunciare alle festività per coprire i turni.

 

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

Il Veterinario.

 

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Nessuno, forse non aver fatto una esperienza all’estero.

 

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

Sono sempre stato molto determinato su cosa avrei voluto fare. Mi sono sempre tenuto più strade aperte nel caso avessi fallito in una.

 

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Il mio primo Primario di Chirurgia, Prof. Valerio Di Carlo all’Ospedale San Raffaele.

 

 

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?

Di andare al lavoro la mattina con il sorriso e la voglia di fare, di restare sempre umile, di ascoltare i consigli e di osservare ciò che dicono e fanno i medici più anziani e più esperti.

 

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?/Cosa fa nel tempo libero?

Corro, cucino, ascolto musica e soprattutto cerco di passare del tempo con la mia famiglia. Se potessi avere più tempo a disposizione mi appassionerei a qualunque cosa.

 

 

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.

Ovviamente si, è un lavoro come gli altri; alcuni sono più preparati alcuni meno. Ma non ho mai criticato l’operato di altri colleghi. E’ una pratica che detesto.

 

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Ogni storia ha un suo aspetto particolare, soprattutto quando ci si occupa di pazienti oncologici. Non ce n’è nessuna che ritengo più particolare di altre. Cerco di dedicarmi totalmente al paziente senza però mai farmi coinvolgere troppo emotivamente.

 

Nuovi progetti per il futuro?

Dobbiamo lavorare sempre con uno sguardo al futuro. Nel mio campo il miglioramento del percorso del paziente chirurgico, dalla diagnosi, alla gestione preoperatoria, all’ospedalizzazione e al decorso successivo.

 

Secondo lei, in che modo il web può aiutare il medico nella sua professione?

Attualmente la popolazione naviga molto sul web, si informa, sceglie il medico. Per un medico essere social vuol dire essere al passo con i tempi. Inoltre semplifica la comunicazione. Nei casi più avanzati, si può anche pensare di curare tramite il web.