Il dott. Domenico Miceli è Medico Chirurgo, Specialista in Cardiologia e, attualmente, esercita la sua professione a Napoli.

Allo scopo di conoscerlo meglio e presentarlo agli utenti di iDoctors, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare il cardiologo?

Mi sono iscritto in Medicina nel 1969, a dire il vero con l’intenzione di fare l’oculista, poi proprio in quell’anno mio padre ebbe un infarto miocardico, che allora si curava a casa, e mi appassionai all’elettrocardiogramma che gli veniva fatto quasi quotidianamente.

 

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Il rapporto personale con i pazienti, che ritengo sia un privilegio particolare dello specialista cardiologo proprio per l’organo di cui si occupa, che coinvolge aspetti legati alla patologia organica misti al vissuto personale, in una parola alle emozioni: credo che nessuna specialità, neppure la neurologia che si avvicina alla mente, possa avere il privilegio di “toccare” le emozioni della gente.

 

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

L’emergenza, il cuore a volte richiede interventi e decisioni immediate, l’avere lavorato per anni in pronto soccorso cardiologico e unità coronarica ha fatto toccare con mano quello che i cardiologi dicono: il tempo è muscolo! In questo sono stato privilegiato, ho lavorato per l’emergenza fino ai 60 anni e non oltre, età che credo tutti i medici non debbano superare per lavorare in condizioni critiche.

 

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

Prima di iscrivermi in Medicina ebbi tra le mani un testo di giurisprudenza, avrei voluto fare l’avvocato penalista, affascinato da mio nonno che lo era stato, ma non mi piacque e non andai avanti

 

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Senza voler presumere credo di non avere fatto errori, nel senso di scelte lavorative, anzi non ho mai rifiutato di lavorare ovunque e di fare esperienze le più varie, senza mai pensare se c’era guadagno o no, e l’esperienza per un medico è tutto.

 

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

No, mi sono appassionato subito alle materie, a parte lo scoraggiamento provato all’inizio per la fisica. Non sono mai stato portato per le scienze esatte, e la medicina non lo è, per quel mix di arte e intuito che deve necessariamente contenere.

 

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Due maestri che non dimenticherò mai, uno il classico clinico medico, mi ha insegnato a visitare il paziente nudo da capo a piedi, cercando di cogliere tutti i piccoli segni, quell’arte che in Medicina si chiama semeiotica, oltre che lezioni di vita. L’altro un cardiologo puro, un vero signore, un docente di Cardiologia, con lui ho imparato ad ascoltare il cuore, i soffi, i piccoli segni, e la signorilità con cui trattava i pazienti.

Ancora oggi quando appoggio il fonendoscopio sul cuore di un paziente adotto la sua stessa postura…..

Due persone che non ci sono più ma che non dimenticherò mai.

 

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?

Guarda, ascolta, impara da chi ha più esperienza di te, frequenta gli ospedali, le corsie, gli ambulatori, da qualsiasi medico avrai da imparare, ma ricorda di essere sempre umile e di dubitare sempre di te stesso, mai presumere di avere certezze nel nostro lavoro.

 

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?/Cosa fa nel tempo libero?

Mi piace molto la lettura, la narrativa:  Buzzati, col quale mi identifico in tanti atteggiamenti verso la vita, Camilleri, Simenon, e sono anche molto appassionato di informatica.

 

Nuovi progetti per il futuro?

A 68 anni, dopo 42 di specializzazione, i miei progetti sono rivolti non certo a nuove posizioni lavorative, piuttosto, poiché mi piace scrivere, vorrei dedicarmi alla Cardiologia divulgativa, conduco già una trasmissione in diretta settimanalmente sull’emittente campana Televomero ma mi piacerebbe scrivere un piccolo libretto per spiegare in termini semplici il cuore e come fare per proteggerlo a lungo.

 

Secondo lei, in che modo il web può aiutare il medico nella sua professione? In cosa il web potrebbe essere d’aiuto al medico (che non esista già)?

Il web, come tutte le innovazioni, porta lati positivi e negativi. La possibilità di accedere subito alle informazioni è una grande risorsa, ma, soprattutto in Medicina, può rappresentare un pericolo e inoltre credo che stia alimentando l’eccesso di utilizzo della tecnologia: non è facile per un medico rifiutare un’indagine ad un paziente per il solo fatto che quest’ultimo si sia documentato sul web dell’esistenza di qualcosa in più per far luce sulla sua patologia o sui suoi disturbi. Credo che vada inoltre soprattutto regolamentato l’uso della messaggistica istantanea tra paziente e medico, troppo spesso si assiste a tentativi di consulti immediati via WathsApp, pericolosissimi per la tutela del paziente stesso.

In particolare in Cardiologia, il web può aiutare molto nella comunicazione dei parametri semplici, pressione, frequenza cardiaca, peso corporeo, per il paziente con scompenso cardiaco cronico che va seguito nel tempo e che richiede a volte anche piccoli aggiustamenti terapeutici che possono essere fatti, ovviamente solo su persone che si conoscono già, anche facilmente attraverso questo mezzo, specie allo scopo di prevenire le instabilizzazioni molto frequenti in questo genere di patologia.