Il dott. Carlo Antonio Sozio è Medico Chirurgo, specialista in Anestesiologia e Rianimazione, Fisiopatologia e Fisiochinesi Respiratoria ed in Medicina Subacquea e Iperbarica e si occupa di Medicina del Dolore. Attualmente, esercita la sua professione a Biella.

Allo scopo di conoscerlo meglio e presentarlo agli utenti di iDoctors, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare il medico?

Da bambino, non so il perché, ma ho avuto sempre questo desiderio. Forse, anzi senza il forse, mi aveva affascinato la figura di un medico, quello di famiglia, una figura quasi da libro, sempre presente e disponibile.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Questa è la una domanda complessa, alla quale rispondere sinteticamente non è facile.
Sicuramente la mia specialità, anestesia e rianimazione, è una specialità molto tecnica, che presuppone un bagaglio tecnico-culturale elevato, condizione che mi ha sempre attirato e coinvolto.
Però l’aspetto che mi ha più gratificato, e lo dico senza pudore e modestia, è essere riuscito a coagulare aspetto tecnico ed umano, mettendo al servizio della persona nella sua completa interezza, la complessità del tecnicismo e riuscendo sempre a tenere in primo piano l’obiettivo principale, l’essere umano.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

L’affrontare la morte.
Strano ma non ho un buon “rapporto” con essa, anche se nella mia professione, spesso, con essa ho avuto a che fare.
Bisogna accettarla, ma bisogna renderla dignitosa ed oggi è una cosa ancor più difficile da fare date le ingerenze di ogni genere che ci sono.

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

Credo che avrei continuato ciò che in età giovanile ho intrapreso, prestare servizio nelle Forze dell’ordine.

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Per me il termine errore non esiste, errore inteso come mancanza od abbaglio.
Ci sono decisioni che purtroppo si rilevano errate e che hanno un alto prezzo. Però deve essere imperativo l’avere il coraggio soprattutto e la capacità critica di cambiare strategia. Solo allora si riesce veramente ad imparare, ancor più importante per le professioni sanitarie.
Spesso purtroppo non ne sono stato in grado.

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

Tante volte.
Ho dovuto svolgere un’altra professione per sostenere gli studi. E spesso ho avuto la sensazione e il timore che il diventare medico fosse solo un sogno irraggiungibile.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Si, un cattedrattico. Una frase che mi ha detto agli inizi della mia carriera: “Davanti a te hai una persona, non un palcoscenico dove devi metterti in mostra. Ricordatelo sempre, domani potresti esserci tu al suo posto e ricorda che il Giuramento di Ippocrate non sono fatue parole”.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?

Di amare le persone, di studiare, di essere umile.

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?

Sono un maestro di arti marziali.
Purtroppo ho pochissimo tempo libero, anche se per questo non posso incolpare nessuno se non me stesso. E poi amo molto la lettura, di qualsiasi genere, a patto che sia scritta bene.

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.

Purtroppo si se ci si riferisce ai Pazienti.
A volte è colpa del professionista che non è stato in grado di trasmettere e di far comprendere le informazioni. Spesso però le persone che ci stanno davanti, soprattutto i famigliari, sono in una situazione di fragilità e di grande stress emotivo. A questo si aggiunge la possibilità di attingere da Internet praticamente tutto. Purtroppo la maggior parte non è in grado, non essendo competenti, di filtrare le informazioni.
E questo complica ancor più il rapporto medico paziente.

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Svolgendo la professione di anestesista e rianimatore oltre che di terapista del dolore, ho avuto la fortuna, la chiamo così, di incrociarne tante, alcune a lieto fine, altre no.
Tutte mi hanno lasciato un segno, tutte sono state significative nel percorso della mia maturità professionale ed umana.

Nuovi progetti per il futuro?

Nuovi no secondo il significato del termine.
Una continua scoperta in una strada sempre più bella ma difficile quale è quella del medico, la ricerca della realizzazione di quello in cui ho creduto fino ad oggi e in cui ancora credo: una medicina a misura di esse umano.

Secondo lei, in che modo il web può aiutare il medico nella sua professione?

È vastissimo il campo che il web fornisce al medico.
Basti pensare solo all’accesso degli aggiornamenti, alla possibilità di collegamenti con altri professionisti in tempo reale.
Però un grande pericolo c’è a mio avviso: una medicina sempre più tecnologica e sempre meno umana.