I disturbi d’ansia rientrano, probabilmente, tra quelli più comuni e frequenti riscontrati al giorno d’oggi. Il National Comorbidity Survey ha riportato che, un individuo su quattro soddisfa i criteri per almeno un disturbo d’ansia  e che le donne presentano una probabilità maggiore di avere un’ insorgenza di questo tipo di patologia rispetto agli uomini. Il disturbo di panico è un disturbo d’ansia caratterizzato da frequenti ed inaspettati attacchi di panico.

Man Pulling Fire Alarm

Il mondo in cui viviamo è ammalato di panico. Questa patologia sta dilagando a livello mondiale e ci obbliga a compiere una seria riflessione per comprenderne il significato e trovare una “cura” adeguata. Il disturbo di panico può essere particolarmente invalidante, in quanto ha ripercussioni sulla vita lavorativa, familiare e sociale della persona che ne soffre, danneggiando anche, a lungo termine, il senso di efficacia personale e la stima di sé.

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L’insorgenza dell’attacco di panico

Tutto, nel’attacco di panico, accade in pochi minuti, scatenando una tempesta emotiva incontenibile e apparentemente priva di ragione, lasciando dietro di sé una scia di angoscia, impotenza, spossatezza, malessere e, soprattutto, generando la paura che l’attacco possa ripetersi.

Un’ossessione che, poco alla volta, condiziona l’esistenza di chi ne soffre e la rende praticamente invivibile. L’età in cui tale disturbo si manifesta per la prima volta varia da soggetto a soggetto, ma solitamente si colloca tra la tarda adolescenza e i trentacinque anni.

Il primo attacco di panico si manifesta quasi sempre durante un periodo in cui stress o tensione sono elevati. Si possono avere fattori stressanti psicologici o fisici. Risultano essere  fattori di rischio situazioni stressanti fisiche, quali malattie e mancanza di sonno,  o psicologiche, come stress lavorativo, problemi finanziari o lutti.

Esiste una predisposizione genetica ed una  familiarità rispetto a questo disturbo per cui, i consanguinei di primo grado, si trasmetterebbero la tendenza a rispondere con l’ansia a determinati stimoli. Influiscono, inoltre, le caratteristiche della personalità di base consistenti, essenzialmente, in una sensibilità agli stimoli ansiogeni associata a  stile di pensiero catastrofico.

Sintomi dell’attacco di panico

I sintomi dell’attacco panico sono simili alla risposta che il corpo ha   rispetto a situazioni di pericolo reali difatti scatenano una forte  scarica di adrenalina.

Durante l’attacco si possono avere uno o più dei seguenti sintomi:

  • respiro affannoso;
  • palpitazioni;
  • vertigini o giramenti di testa;
  • formicolii ai piedi o alle mani;
  • senso di costrizione o dolore al torace;
  • sensazione di soffocamento o mancanza d’aria;
  • secchezza delle fauci;
  • nausea o nodo allo stomaco e disturbi addominali;
  • debolezza delle gambe;
  • visione annebbiata;
  • tensione muscolare;
  • paura di morire, di perdere il controllo, o di comportarsi in modo bizzarro.

Le sensazioni provate durante l’ attacco di panico sono così spiacevoli da indurre nel soggetto il timore di riprovarle, per cui si sviluppa una “paura della paura” (ansia anticipatoria) e tende ad evitare le situazioni “scatenanti” ( evitamento). Questo atteggiamento finisce per ridurre sempre di più i margini di autonomia del soggetto.

Terapia farmacologica e psichiatrica

La ricerca scientifica ha dimostrato che, la terapia cognitivo – comportamentale è la forma di psicoterapia più efficace nella cura degli attacchi di panico e dei disturbi d’ansia in generale, in quanto consente di ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile. Si tratta di una psicoterapia breve, a cadenza solitamente settimanale, in cui il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema e, insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali alla cura degli attacchi di panico, nell’intento di spezzare il circolo vizioso del disturbo.
La cura farmacologica degli attacchi di panico e dell’agorafobia, si basa fondamentalmente su due classi di farmaci: benzodiazepine e antidepressivi, spesso impiegati in associazione.

L’uso dei farmaci è sempre consigliato in parallelo ad una terapia cognitiva –  comportamentale.

I gruppi di auto – aiuto

Oltre a questi metodi “classici”  la Lidap (lega italiana disturbi da attacchi di panico) propone, come strumento efficace di cura, i gruppi di auto – aiuto. Si tratta di gruppi che, che  pur necessitando sempre della supervisione di consulenti scelti,generalmente psichiatri, psicologi o psicoterapeuti,  trovano in sé stessi e nelle esperienze dei partecipanti, ovvero gli utenti-pazienti, una risposta immediata al problema, sia personale che familiare, e si pongono  come luogo di crescita e di interazione con la società.

Il gruppo consente una comunicazione sana, efficace e soprattutto onesta dove è possibile trovare una comprensione reale del problema che consente di uscire dall’isolamento che questo disturbo conduce con sé e, contemporaneamente, di accogliere  opinioni diverse ed arricchenti e di avere la possibilità di una espressione emozionale autentica.

I gruppi di auto aiuto ( self – help ) rappresentano quindi, in combinazione con gli strumenti classici, una risorsa importante per l’individuo.

 

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