Se vi trovate a camminare in una strada sconnessa o su un marciapiede con buche o imperfezioni nascoste occhio alle scivolate, poiché le distorsioni potrebbero essere dietro l’angolo.

Cosa si intende per distorsione?

Per distorsione si intende la sollecitazione eccessiva di un’articolazione in seguito ad un trauma che può a sua volta essere derivato da una forte botta, un urto significativo contro un oggetto con la superficie dura o, infine, da una caduta.

Le articolazioni più colpite sono: il collo del piede, il ginocchio, la colonna vertebrale e le dita.

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Come possono manifestarsi?

Le distorsioni possono essere di lieve entità ed essere rappresentate dalla semplice distensione della capsula articolare o più gravi quando si verifica la rottura di un legamento, di un nervo, di un osso. La sintomatologia riscontrabile va in crescendo: al momento della caduta, il dolore quasi non si sente, ma nelle 2 ore successive al trauma, l’arto interessato si gonfia e inizia il dolore causato dalla formazione di un versamento di sangue (ematoma) o dal liquido infiltrato nei tessuti molli peri-articolari (dischi, capsule etc.).

Con il trascorrere delle ore, si arriva ai segni di una lassità articolare completa a causa della quale il movimento è impedito o provoca forte dolore.

Quali conseguenze possono derivare?

Nelle forme più gravi è necessaria l’immobilizzazione attraverso il gesso o un tutore preceduti se si ha una frattura scomposta da intervento chirurgico; nelle forme più lievi, invece, è sufficiente un bendaggio elastico (benda elastica, cavigliera, ginocchiera o tutori che bloccano la parte interessata in modo da garantire comunque la minima circolazione del sangue per evitare eventuali trombi prevenibili assumendo farmaci anticoaugulanti). 

Il periodo dell’immobilizzazione varia e dipende sia dal tipo di danno, sia dalla zona interessata: si va dai 15-20 giorni ai 3 mesi per il completo riassorbimento.

Analizziamole singolarmente partendo dalla distorsione del collo del piede.

Presentando anatomicamente la caviglia bisogna dire che abbiano un’articolazione tibio-tarsica detta anche tibio peronea astragalica. I nomi sono dati dall’articolazione del perone e della tibia uniti all’osso del piede (astragalo).

La capsula articolare che racchiude queste estremità ossee è costituita dal legamento collaterale esterno e dai suoi tre fasci che uniscono il perone all’astragalo, il perone al calcagno e quello che lega posteriormente la tibia e il perone. Si possono sfilacciare, strappare e rompere anche i legamenti collaterali e i loro fasci: astragalico, calcaneare e scafoideo.

Distorsione della caviglia

Il meccanismo traumatico nella maggior parte dei casi consiste in una forzata ed involontaria rotazione del piede in senso orario o antiorario, in seguito al mancato appoggio improvviso della pianta del piede.

Le lesioni si possono presentare in modo diverso ovvero dalla distrazione alla rottura dei legamenti più o meno estesa. Se si attua la rottura dei legamenti tibio-peroneale anteriore e posteriore si ha l’apertura della pinza dei 2 malleoli.

Come evolve il dolore?

Come detto il più delle volte il dolore non è immediato ma ha una sua evoluzione che vede il picco dopo alcune ore quando si forma un rigonfiamento dato dall’ecchimosi (versamento), si prova dolore alla sola pressione locale, limitati movimenti o impossibilità di farlo.

La diagnosi si avvale dell’esame obiettivo e della radiografia che evidenzia se si i malleoli si sono spostati e se c’è una frattura minima o di una certa rilevanza.

In questo caso, laddove non è necessaria la chirurgia, si può ricorrere al ghiaccio, alternato a bende elastiche o tutori in particolare stampelle per non forzare il piede. Ovviamente se si deve rimanere a letto per più di un certo tempo sono consigliabili farmaci anticoagulanti a base di eparina, warfarina o similari da usare con cautela in gravidanza; in quest’ultimo caso è opportuno il consiglio dello specialista per stabilire la posologia e se potete farne uso.

Quando passa la fase acuta, la natura e l’omeopatia vi vengono incontro con pomate a base di arnica e calendula che alleviano parzialmente il dolore evitando farmaci che potrebbero avere pesanti effetti collaterali.

Nelle forme più gravi è necessario l’intervento chirurgico durante il quale si metteranno dei chiodi o delle protesi a seconda del tipo di frattura e della zona.

Quali sono le forme preventive?

Secondo alcuni specialisti o meglio in base a quanto consigliato da alcuni ortopedici, la prevenzione potrebbe consistere in una visita ortopedica durante lo sviluppo e la crescita del bambino per escludere piccole malformazioni o anomalie plantari, recarsi dal podologo per effettuare l’esame della pianta del piede con la quale emerge chiaramente se sono presenti patologie (piede piatto, piede incavato, alluce valgo etc…).

Un’altra forma preventiva consiste nell’evitare il sovrappeso per non gravare troppo sullo scheletro e sulle articolazioni di sostegno come appunto piede e caviglie; infine può aiutare l’esercizio fisico caratterizzato da ginnastica dolce o suggerita dal fisiatra o fisioterapista.    

Conclusioni

La distorsione della caviglia è abbastanza frequente tra i traumi più leggeri a carico dell’arto inferiore, in quanto costituisce lo snodo meccanico di trasmissione delle forze a carico dell’intero piede. Purtroppo la presenza costante se non l’aumento di irregolarità del terreno dove si cammina comporta un maggiore rischio di distorsione.

A volte anche gli atleti soffrono di distorsione o coloro che praticano sport a livello agonistico sono soggetti a problemi di distorsione degli arti o delle dita (pallavolo, tennis, basket, sci e pattinaggio sono tra gli sport più a rischio), mentre il nuoto rappresenta un’ottima alternativa per rafforzare la muscolatura dello scheletro e prevenire le cadute.

È importante intervenire per tempo, poiché un ritardo eccessivo nelle cure opportune potrebbe portare ad un’instabilità permanente del piede.        

FONTE: Manuale di Ortopedia e Traumatologia a cura di F. Grassi e coll.