Il trapianto di organi è uno dei risultati medici più impressionanti del secolo scorso. Negli ultimi 25 anni, ha aggiunto oltre due milioni di anni di vita ai soli pazienti degli Stati Uniti – Rana, A. et al. Survival benefit of solid-organ transplant in the United States. JAMA Surg. 2015-.

Malgrado questi enormi progressi, l’accesso al trapianto è ancora fondamentalmente vincolato dalla carenza universale di organi che da tempo è riconosciuta come la grande sfida della sanità pubblica, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo il 10% della necessità mondiale di trapianto sia attualmente soddisfatta.

La grande sfida odierna è ampliare un’offerta di organi e tessuti così da renderla in grado di soddisfare le esigenze sanitarie di oggi. Una sfida coraggiosa ma richiede il coinvolgimento e la sensibilizzazione di esponenti della scienza, della medicina e della politica.

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Come manifestare la volontà alla donazione di organi

La manifestazione di volontà di donazione degli organi, in Italia, è regolata dal principio del consenso o del dissenso esplicito – art. 23 della Legge n. 91 del 1 aprile 1999; Decreto del Ministero della Salute 8 aprile 2000-. Il “silenzio-assenso” introdotto dagli artt. 4 e 5 della Legge 91/99 non ha mai trovato attuazione.

Attualmente le modalità per esprimere la propria volontà di donare gli organi sono quattro:

  1. la compilazione del tesserino blu del Ministero della Salute, che deve essere conservato insieme ai documenti personali;
  2. una dichiarazione scritta su un comune foglio bianco che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, dichiarazione di volontà -positiva o negativa- data e firma, da portare con sé, insieme ai propri documenti;
  3. l’atto olografo dell’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule -A.I.D.O.- o la tessera appositamente predisposta di una delle altre associazioni di settore;
  4. la registrazione della volontà presso gli appositi sportelli delle Aziende Sanitarie Locali e dei Comuni convenzionati con le Asl o presso il medico di famiglia.

Nel momento in cui la propria volontà viene registrata, i dati vengono inseriti nel SIT- acronimo di Sistema Informativo Trapianti-. Il SIT è un grande data-base del Centro Nazionale per i Trapianti, collegato con i Centri trapianto interregionali e regionali. In caso di possibile donazione in un soggetto di cui venga accertata la morte, i medici rianimatori verificano se questi ha con sé la dichiarazione o ha registrato la volontà nell’archivio informatico.

Il rispetto della scelta del donatore è controllato dal sistema trapianti nazionale, indubitabile e chiaro in tutte le prassi. Per tutelare il donatore, infatti, occorre che sia mantenuta integra la sua volontà: se ha scelto di donare gli organi dopo la morte, nessuno si può opporre. Il prelievo, poi, deve essere effettuato solo in seguito ad accertamento di morte con criteri neurologici.

In alcuni Comuni i cittadini maggiorenni possono indicare all’anagrafe comunale, in occasione del rilascio o del rinnovo della carta d’identità, la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti, che viene registrata direttamente, con valore legale, nel SIT. È possibile consultare la lista dei Comuni che hanno attivato il servizio e le dichiarazioni registrate nella sezione dichiarazioni di volontà del SIT.

In ogni momento è possibile modificare la propria dichiarazione di volontà. Sarà ritenuta legittima, in ogni caso, l’ultima dichiarazione prestata secondo le modalità previste.

Perché decidere di donare

ll trapianto di organi per alcune malattie gravi è l’unico rimedio che consente la sopravvivenza del paziente, come nel caso di trapianti di cuore, fegato o polmone, o che migliora la qualità della vita, nei casi di trapianto di rene nei dializzati o di intestino per coloro che sono costretti a nutrirsi esclusivamente per via endovenosa.

Anche il trapianto di tessuti – cornea, cute- può consentire la sopravvivenza; si pensi al trapianto di cute in persone con ustioni gravi ed estese o può migliorarne la qualità restituendo, è il caso del trapianto di cornea, la vista. Altresì il trapianto di cellule può salvare la vita al paziente; è il caso, ad esempio, del trapianto di cellule staminali nei malati di leucemia.

La donazione degli organi e la deontologica medica

La Campagna nazionale promossa dal Ministero della Salute, su donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule per l’anno 2017 conferma e implementa l’iniziativa lanciata lo scorso anno, “Diamo il meglio di noi”, ed ampliare il target di riferimento, oltre che alle istituzioni, alle aziende e agli enti pubblici o privati, anche alla popolazione in generale al fine di espandere il più possibile la cultura della donazione.

Per il Codice di Deontologia Medica “È compito del medico la promozione della cultura della donazione di organi, tessuti e cellule anche collaborando alla idonea informazione ai cittadini.” Lo stesso dovere è stato introdotto anche nel Codice Deontologico degli Infermieri: “L’infermiere favorisce l’informazione e l’educazione sulla donazione di sangue, tessuti ed organi quale atto di solidarietà e sostiene le persone coinvolte nel donare e nel ricevere”. Questo compito di natura culturale spetta, con pari dignità, a tutti gli operatori sanitari.

Conclusioni

Stabilire di donare i propri organi è un comportamento di grande altruismo, civiltà e di considerazione per la vita. Donare vuol dire concedere, dare consapevolmente e disinteressatamente qualcosa di nostra proprietà e riuscire a farlo in un momento difficile, quale può essere la perdita di un congiunto soprattutto se prematura rappresenta un gesto di grandissimo altruismo.

Fonti: A.I.D.O.