Tutti siamo stati bambini e quante volte abbiamo detto che non volevamo andare a scuola o magari fingevamo di avere la febbre, mal di testa o mal di pancia. In realtà, è un fenomeno da tenere sotto controllo e bisognerebbe capire i motivi reali, se ci sono, che scatenano quelli che vengono definiti erroneamente “capricci”.

La paura, l’ansia, l’angoscia di recarsi in classe, non dovrebbe essere intesa superficialmente pensando che tuo figlio o tua figlia non abbia studiato abbastanza, poiché la ragione può non essere quella che potrebbe pensarsi.

Quanto è diffusa?

1673784La paura di andare a scuola e la conseguente assenza per malessere si manifesta prevalentemente tra i 5 e i 6 anni ovvero nel momento del passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare; talvolta potrebbe ripetersi più avanti a 10-11 anni quando vostro figlio conclude la 5ta elementare e inizia il cammino nella scuola media o infine dalle medie alle superiori.

Non c’è differenza fra sessi, poiché può interessare bambini e ragazzi o bambine e ragazze; è più ricorrente nei figli unici o nei primogeniti verso i quali i genitori esercitano uno spiccato senso di affetto o di attaccamento. Questa sensazione di malessere potrebbe manifestarsi già la sera prima di andare a letto e durante la notte il bambino dorme, ma è turbato e lo si capisce al risveglio.

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Quali sono i sintomi?

Nei bambini che non vogliono andare a scuola, queste sensazioni di paura compaiono mentre i genitori li accompagnano. Può accadere che i vostri figli inizino a piangere, a provare forti dolori addominali, a dare di stomaco, a tremare ed impallidire; non è raro che i bambini possano anche innervosirsi ed iniziare a balbettare o ad avere un qualche tic. Tutto ciò non si verifica nei periodi in cui la scuola è chiusa e dunque durante le festività natalizie, pasquali o estive.

Perché allora sta male?

Le ragioni potrebbero essere diverse, ma affrontiamo le più frequenti, quelle psicologiche. I bambini sentono con molto disagio l’allontanamento e la separazione dai genitori, seppure per qualche ora ed hanno paura di affrontare le cose in un posto nuovo che non siano le mura domestiche o non ci sia la mamma: l’aula, l’ambiente, la maestra e i compagni sono visti come qualcosa di ostile e pericoloso.

Il disagio potrebbe essere spiegabile con una fragilità psicologica specialmente nei bambini che hanno vissuto già un trauma in famiglia: una separazione o un divorzio tra i coniugi, la perdita di un famigliare, il cambio di residenza, una malattia; a tutto ciò potrebbe aggiungersi una predisposizione genetica ovvero la mamma o il papà con gli stessi problemi. Solitamente questo tipo di rifiuto scompare e ricompare e potrebbe essere dovuto ad un rimprovero o una punizione severa o un comportamento inopportuno dell’insegnante.

Sono bambini molto sensibili e basta semplicemente un voto non brillante o un brutto voto così come un richiamo verbale ad offenderli o a farli arrivare ad un lieve o moderato stato depressivo (chiusura in se stessi, assenza di comunicazione con genitori, compagni e insegnanti) che li porta a rifiutare la scuola.

A chi rivolgersi?

L’istinto di genitore porta dal pediatra e se necessario dal neuropsichiatra infantile o semplicemente dallo psicologo. Il medico dovrà ascoltare il racconto valutando la dinamica degli episodi e i motivi del malessere. Vanno dapprima escluse eventuali patologie con una visita e semplici esami, ed in assenza di una patologia grave si potrebbe pensare ad un fatto psicosomatico. I sintomi dettati dall’ansia possono essere infiniti e non è facile riuscire a comprendere quello che la provoca. La cosa migliore, appurata questa forma ansiosa o psicosomatica, è rivolgersi ad un gruppo di specialisti o ad un team nella stessa scuola formato da psicologi, psicoterapeuti abili a fornire consigli utili a insegnanti e genitori. È evidente che queste forme vadano scoperte prima possibile per riuscire ad intervenire nel modo più adeguato per evitare possano ripetersi in seguito in un’età più matura che vede già i problemi fisiologici e normali della pubertà.

Conclusioni

La scuola è l’istituzione che rappresenta insieme alla famiglia il luogo più importante dove i bambini e i ragazzi vengono educati alla vita. Nello stesso tempo sono i luoghi dove dovrebbero essere maggiormente difesi, preparati e capiti. La personalità o il carattere – a meno che non vi siano problemi genetici – si formano qui e la prima società o meglio il primo contatto con il mondo e la prima forma di conoscenza e capacità critica, nonché la prima fabbrica delle idee e delle opinioni si ha in famiglia e a scuola.

Se i genitori temono che la fobia della scuola possa ostacolare il cammino dei loro figli, è necessario individuare le cause che generano ansie e paure al momento della loro insorgenza. Viene suggerita da pediatri e neurologi infantili la terapia cognitivo-comportamentale, poiché risulta essere la più efficace e la più semplice da seguire sia da parte dei bambini che dei genitori.

FONTE: Neuropsichiatria infantile a cura di Roberta Militerni