Con encoprèsi (en = in e kopros = feci) si definisce la defecazione involontaria nei vestiti o in sedi poco opportune. Può accadere 1 volta al mese per circa 3 mesi a bambini, che hanno superato o hanno compiuto almeno 4 anni. È più diffusa tra i maschietti che tra le femminucce: nel sesso maschile i casi sono 1 su 3, mentre, in quello femminile 1 su 5.

Come può presentarsi?

L’encopresi può essere primaria o secondaria. Per primaria si intende quel fenomeno che disturba i bambini che a 5 anni non hanno ancora imparato ad evacuare; mentre si definisce secondaria, quando dopo un periodo di controllo sfinteriale, il bambino torna a perdere il controllo dell’evacuazione.

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Quali possono essere le cause?

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Esse si possono suddividere in cause organiche, alimentari e psicosomatiche. Le cause organiche comprendono: anomalie congenite dell’ano e/o del retto, presenza di ragadi, stenosi anale, defecazione dolorosa, anomalie del tratto terminale del colon che è privo di innervazione (megacolon psicogeno).

Le cause alimentari: in esse si raggruppano problemi di alimentazione, caratterizzata da una scarsa quantità di fibre, frutta e verdura e una prevalenza di latte, latticini e proteine; inoltre si aggiunge che la scarsa introduzione di liquidi comporta difficoltà nel defecare.

Le cause psicosomatiche: le ragioni potrebbero essere diverse e vanno dal metodo improprio dei genitori di imporre il vasetto, ad una paura di essere rimproverati per non essere riusciti, allo stress, dovuto alla nascita di un fratellino o di una sorellina, alla separazione o divorzio dei genitori, all’ansia nel passaggio dalla materna alla scuola elementare. In altre parole, questo gruppo è legato anche a dinamiche familiari conflittuali e ad approcci educativi non appropriati, come anche a particolari fasi della vita scolastica.

Quali sono i sintomi?

I sintomi dipendono dalla tipologia: encopresi senza costipazione o con costipazione ed incontinenza da sovrariempimento (encopresi ritentiva). La modalità con cui si verifica la defecazione sono variabili: talvolta il bimbo tende a nascondersi dietro una poltrona, dietro una tenda o la fa nelle mutandine o nel pannolone; di solito, si verifica nelle ore diurne.

Nel secondo caso, la perdita di feci può avvenire di giorno o di notte e il bambino può mostrarsi indifferente cercando di dissimulare il disturbo, di nascondere la biancheria intima o infine comportandosi in modo aggressivo nei confronti dei genitori. Spesso si tratta di un disturbo accompagnato anche da un altro ovvero l’enuresi (perdita di urine involontaria o incontinenza urinaria).

Come si può diagnosticare?

La prima cosa è la visita dal pediatra, il quale avrà il compito di comprendere bene cosa accade al bambino, cosa dicono i genitori e come si verifica il fenomeno della defecazione involontaria. L’iter diagnostico parte da un esame obiettivo di carattere generale e con la richiesta di alcuni esami emato-chimici, per escludere eventuali infiammazioni intestinali, ipotiroidismo o la fibrosi cistica.

Si prosegue con un’analisi più profonda della zona interessata per l’individuazione di eventuali ragadi o malformazioni. Si rinvia al proctologo l’esame più approfondito in caso di patologie. Esistono comunque esami diagnostici che aiutano a formulare una diagnosi: una lastra, una RNM in caso di dubbi riguardo a patologie midollari o infine di una colonscopia se si sospetta l’innervazione del colon discendente.

Come si può intervenire?

La terapia si basa su 4 cardini: alimentazione, educazione dei genitori e dei figli, farmaci, psicoterapeuti o infine specialisti quali proctologi. L’alimentazione deve basarsi, come sottolineato, su fibre (frutta, verdura, legumi e cereali), sulla riduzione di proteine (carne, pesce e uova) nonché sul controllo nell’assunzione di latte e formaggi. Ai genitori spetta il compito di incoraggiare i propri bimbi e di essere pazienti, promettendo loro un premio ogniqualvolta il bimbo riesca nell’impresa. I bimbi non dovrebbero essere puniti, ma aiutati.

Andrebbe stabilito sempre lo stesso orario per i pasti e si deve invitare il bimbo a provare immediatamente dopo i pasti poiché è facilitato dal riflesso gastro-colico. Se l’encopresi è lieve, questi suggerimenti dovrebbero essere sufficienti. Più che farmaci, è meglio usare olio di vaselina o lassativi naturali e non.

Nelle scuole o in famiglia si potrebbero seguire i consigli di uno psicoterapeuta per affrontare i casi in cui il problema causa timidezza, imbarazzo ed è accentuato il desiderio di isolarsi con la seguente mancanza di integrarsi con gli altri compagni. Se ci sono patologie, ecco che i proctologi possono trovare le migliori soluzioni.

Conclusioni

L’e. o il mancato controllo della defecazione colpisce più il sesso maschile rispetto a quello femminile. Se si presenta a 4 anni e riesce a passare nell’arco di 1 anno, non c’ è da preoccuparsi troppo; se, invece, il disturbo è ricorrente e dura più a lungo del previsto sarebbe opportuno prendere alcune precauzioni o fare degli accertamenti. Prima di ricorrere agli specialisti proctologi è utile seguire i pediatri, gli psicologi o semplicemente curare la dieta alimentare.

FONTE: Pratica Pediatrica Ambulatoriale, a cura di R. Dershewitz