Se leggi i giornali, ascolti le notizie radiotrasmesse o vedi il telegiornale non è poi così raro venire a conoscenza di ragazzi o ragazze che si lamentano di alcuni loro coetanei, poiché vogliono imporsi e dominare sugli altri.

Hai mai sentito qualche mamma o qualche insegnante parlare di bullismo? Spieghiamo di cosa si tratta, perché il bullismo, oltre ad essere un fenomeno diffuso, può essere di varie tipologie: verbale, fisico, psicologico, sessuale e altre ancora.

Cos’e’ il bullismo?

Quando eravamo piccoli ci dicevano che i bulli erano i ragazzi presuntuosi che si vantavano di essere migliori ed erano i più antipatici. È vero? In effetti non è poi così sbagliato definirli così, ma bisognerebbe aggiungere che il bullismo si manifesta attraversa un tipo di comportamento o atteggiamento più violento ed aggressivo di quanto potremmo immaginare. Può essere di natura fisica e psicologica nei confronti di vittime, considerate deboli ed incapaci di reagire.

I luoghi dove più frequentemente si verificano episodi di bullismo sono: scuole, palestre, circoli sportivi. Se si ripetono in età più adulta, il fenomeno è chiamato mobbing nel mondo del lavoro e nonnismo fra soldati.

Se questi c’erano anche in passato, ora i nuovi “bulli” sono rappresentati dal cyber-bullismo dovuto all’uso scorretto di internet o direi l’abuso virtuale.

Gli specialisti che possono affrontare il problema sono psicologi, clinici, neurologi e psichiatri.

È opportuno fare una distinzione fra i comportamenti violenti o incontrollati perché non tutti costituiscono una prova per essere definiti “bulli”.

Il bullismo, infatti, è caratterizzato da un insieme di reazioni aggressive reiterate nel tempo ed offensive a partire dalle parole rivolte alle vittime prescelte (minacce, improperi, tentativi di estromissione dal gruppo) come anche dai comportamenti fisici violenti (spinte, schiaffi etc.). Chi è colpito può presentare un carattere o dettagli fisici non graditi ai “più forti” (sovrappeso, testa grande, bassa statura, orecchie a sventola, naso adunco etc.) o problemi psicologici che provocano balbuzie e simili ed infine eccellenza nei risultati scolastici (il “secchione”); le vittime sono destinate a subire gravi offese.

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Quando nacque il bullismo?

Già a partire dalla metà del XX secolo e in particolare in Europa del Nord si iniziò a considerare questi atteggiamenti e a studiarli scientificamente. Dai paesi scandinavi si passò al Regno Unito e all’Australia e negli ultimi tempi anche in Italia. Con bullismo in Italia si intende prepotenza, ma è limitante; per capire meglio il fenomeno sarebbe opportuno risalire al termine inglese mob che non differenzia dal bullying; mob abbreviazione di mobbing è traducibile con “un gruppo di persone che molesta ed offende un altro.

Come si caratterizza il bullismo?

È utile sottolineare, che il bullismo è rivolto a coetanei, mentre il vandalismo o il teppismo è finalizzato a deridere o colpire un determinato bersaglio come ad esempio le istituzioni e le autorità piuttosto che un tuo coetaneo.

Il bullismo può essere attivo o passivo ovvero basato su un comportamento aggressivo su un gruppo di coetanei o nell’ottenere consenso solo perché privi di alternativa.

Il ciclo comprende aggressioni fisiche nei confronti della vittima ed atti di reazione da parte di chi è colpito; il bullo cerca nuovi stimoli e l’assenza di reazione da parte dell’altro potrebbe frenare o bloccare l’iniziativa del bullo.

Talvolta il bullo è portato a sottomettere la vittima dimostrando di essere il più forte e vuole passare per colui che non può rischiare alcuna conseguenza dal suo comportamento.

Quali sono i principi base del bullismo?

I principi sono 3:

  • Intenzionalità: si ha la precisa consapevolezza di colpire la giusta vittima.
  • Reiterare e perseverare nel tempo: la malvagità verbale o l’aggressione fisica non rimane un episodio casuale e raro, ma ricorrente
  • Relazione asimettrica quasi univoca: il colpevole agisce e l’altro subisce senza possibilità di difesa.

Il bullismo va distinto in diretto e indiretto che è simile concettualmente al bullismo attivo/passivo. Nel primo caso il bullo ferisce attraverso botte, calci, spinte, sputi e molestia sessuale (bullismo fisico); usa parole poco rispettose, spiacevoli ed offensive (bullismo verbale) ed infine viene isolata la vittima dal contesto sociale in cui vive ed agisce il bullo. A questo gruppo appartiene il cyber-bullismo che consiste nell’inviare messaggi minacciosi, nel filmare scene imbarazzanti postandole sui social-networks, pone fotografie senza informare l’altro per metterlo in cattiva luce nei confronti degli altri. Nel secondo caso, bullismo indiretto, ci si avvale di metodi che portano ad isolare l’altro e si tenta di impedire si instaurino buone relazioni con altri. Il bullo in azione è colui che commette la prepotenza, la vittima chi la subisce ed infine il complice che supporta il bollo ridendo ed incoraggiando il suo atteggiamento ed infine lo spettatore passivo che applaude.

C’e’ differenza tra i bulli di sesso maschile e i bulli di sesso femminile?

Come è facilmente intuibile, i maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, le femmine a quello indiretto.

  • I maschi: colpiscono con le mani e con i piedi, offendono e minacciano
  • Le femmine: isolano, mormorano e parlano alle spalle.

Quanto all’età vanno distinte due fasce tra gli 8 e i 14 anni e tra i 14 e i 18.

Quali sono gli effetti del bullismo?

Sembra che dalla scuola il fenomeno di primeggiare usando violenza fisica e verbale stia passando nel mondo della società: si riflette su stragi, disastri ambientali e atti criminali. Si rivela molto interessante uno studio fatto a Dublino relativo agli effetti del bullismo sugli aggressori e sulle vittime come anche sulla loro età. Più adulta è l’età più si rischiano fenomeni di depressione, ansia, mancanza di autostima, alcolismo e altri tipi di dipendenze.

FONTE: Fondamenti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.