Nell’uomo può capitare che compaiano alcune macchioline di sangue visibili ad occhio nudo nello sperma o liquido seminale. È abbastanza frequente e spesso, essendo transitorio, non ha molto significato, anche perché si manifesta non più di 2 volte o a partire dai 30-40 anni un po’ di più. Se si dovesse verificare con molta frequenza e nel proprio ramo di famiglia vi sono stati casi di neoplasie alla prostata o a qualche altro organo dell’apparato genitale o si è affetti da qualche patologia ai genitali, è consigliabile rivolgersi all’urologo.

Come si presenta lo sperma?

Questo può essere scuro vicino al bruno o più chiaro, ma l’importante è capire la causa che l’ha determinato.

Trova su iDoctors un Andrologo o Urologo vicino a te!

Quali sono le cause più comuni?

Si può sottolineare che potrebbero non essere individuate ovvero che sia stato un fenomeno dovuto a un trauma nell’area includendo persino una ferita da cerniera dei pantaloni. Lo sperma, com’è noto, è costituito da un insieme di spermatozoi e liquidi che vengono prodotti dalla prostata ed alcune ghiandole. La sostanza arriva agli spermatozoi nel momento in cui, attraversando alcuni tubicini, raggiungono l’uretra per l’eiaculazione. Cosa può succedere in questo tragitto? Alcuni vasi o capillari potrebbero rompersi e provocare la perdita ematica nello sperma, nell’urina o in entrambe. Una causa, soprattutto intorno ai 40 anni, potrebbe essere di natura infettiva e in tal caso oltre al sangue, si avranno problemi nella minzione che potrebbe essere dolorosa. Più raramente, circa nel 4%, si potrebbe pensare ad una neoplasia prostatica o dell’area genitale. Lo specialista però procede con molta calma, prima di arrivare ad una diagnosi e valuta altre cause che provocano una perdita ematica.

A cosa pensa l’urologo?

Molte cose potrebbero passare nella sua mente, vediamo però di essere più chiari. Potrebbe trattarsi di:

  • Vescicolite: le ghiandole che secernono il liquido seminale, le vescicole seminali, potrebbero essere infiammate (flogosi ghiandolare).
  • Calcoli a livello delle suddette ghiandole.
  • Presenza di cisti delle vescicole.
  • Prostatite o infiammazione della prostata.
  • Ghiandola prostatica ingrossata.
  • Effetto conseguente ad una biopsia prostatica.

In questo elenco sono ricordate quelle che hanno una sicura guarigione dopo un’adeguata terapia, basata su antinfiammatori o antibiotici, scelta dal vostro urologo. Ma, oltre a queste possono essere ricordate nel seguente elenco quelle che ricorrono meno frequentemente:

  • Herpes genitale o altre infezioni che appartengono alle MST (malattie sessualmente trasmesse).
  • Ipertensione grave: pressione arteriosa molto alta.
  • Problemi di coagulazione.
  • Neoplasie alla prostata, alla vescica e ai testicoli.

Contro tali problemi, non si può generalizzare perché ciascuna richiede una terapia appropriata.

Potrebbero aggiungersi altre cause che portano a tale sintomatologia: alcune terapie particolari a cui si è soggetti per curare altre patologie, un’incontrollata attività sessuale, radioterapia, emofilia, interruzione coitale. Se la presenza ematica è dovuta ad altro, cosa possibile, l’elenco sarebbe troppo lungo e sarà compito dell’urologo capirlo, per poter intervenire.

Quali sono i sintomi?

Non sono molti i sintomi; tuttavia possiamo indicare la minzione dolorosa, dolori durante i rapporti sessuali e postumi dovuti a traumi operatori (un’operazione chirurgica) o accidentali.

Come migliorare o prevenire?

Esiste una terapia farmacologica basata su analgesici (ibuprofene o naproxene) o uno stile di vita caratterizzato dal movimento ed un’ alimentazione sana (ricca di fibre), accompagnata da un’abbondante quantità di acqua. Alla comparsa dei primi sospetti bisognerebbe eseguire esami diagnostici e specifici quali la TAC, l’ecografia dell’apparato urinario, un esame cistoscopico (al fine di escludere l’eventuale presenza di cisti nella vescica o nella prostata), un esame del sangue detto PSA (Prostate Specific Antigen). Una volta fatta la diagnosi, è opportuno seguire i consigli dello specialista, preparandovi ad un eventuale intervento chirurgico, quasi sempre, risolutivo.

Considerazioni conclusive

Nei casi di emospermia, disturbo abbastanza frequente soprattutto nella fascia di età compresa tra i 30 e i 40 anni, è raccomandabile comportarsi con prudenza. I pazienti che ne soffrono, infatti, devono iniziare a preoccuparsi se gli episodi sono piuttosto frequenti ovvero più di 2 durante l’anno. Questi potrebbero rappresentare dei campanellini di allarme che dovrebbero portare ad eseguire indagini più approfondite.

C’è, come detto, l’esame cistoscopico in cui si analizza il valore dell’emocromo, ci sono tests per misurare la coagulazione del sangue e le alterazioni ematiche. Più invasiva, ma in alcuni casi più sicura, è l’ecografia trans-rettale per visualizzare le vescicole seminali, il complesso prostatico, i testicoli. Può essere indicativa un’analisi delle urine, ed un’accurata indagine al microscopio del liquido prostatico. In base ai risultati, raramente si potrebbe richiedere una risonanza.

È consigliata la visita urologica dopo i 40 anni alla comparsa dei primi episodi o primi sintomi così da escludere dalla storia clinica un trauma.

FONTE: Urologia. dai sintomi alla diagnosi a cura di P. Gontero