Prima di organizzare le vacanze, genitori attenti e scrupolosi tendono a chiedere consiglio agli specialisti per essere ben informati sui pericoli ai quali si potrebbe andare incontro e soprattutto sulle misure preventive da prendere per evitare malori o scottature. È consigliabile innanzitutto sapere fino a che altezza si può arrivare durante le escursioni e quale altezza è raccomandata per la scelta dell’albergo, residence o casa.

I rischi aumentano all’aumentare dell’altezza

È stato calcolato che l’altitudine intermedia si aggira tra i 1500 e i 2500, oltre tale altitudine (dai 2500 m.) è alta, oltre è estrema. Ne consegue che in generale e tenendo conto l’età del bambino non si dovrebbero raggiungere i 1500 m., scegliendo mete e cime molto basse.
Fatta questa premessa, andrebbe comunque precisato che rispetto al passato le cose sono un po’ cambiate: se prima l’aria di montagna e l’altitudine era considerata una terapia naturale nei casi di ritardi dell’accrescimento, dermatiti, o affetti da problemi di circolazione linfatica o infine soggetti a frequenti infiammazioni delle vie aeree, ora gli specialisti sono di parere diverso.

Queste patologie o disturbi sono il più spesso connessi con il patrimonio o sono autoimmuni, pertanto l’aria di montagna non è spesso sufficiente a risolvere tali anomalie o malfunzionamenti.
Tuttavia, indubbiamente ci sono molti bambini che trovano giovamento e molti benefici dall’aria pura e non inquinata; infatti nei casi di bronchiti, allergie, disturbi cronici delle vie aeree, la montagna è caldamente consigliata. Il range dell’altezza consigliata è tra i 1.000 m. e i 1500 m. in caso di bambini con una certa familiarità con la tubercolosi.

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Quali sono le malattie legate all’altitudine?

Partiamo dal mal di montagna: quando l’escursione raggiunge gradatamente i 2000-2500 m, il bambino può andare incontro a cefalea, nausea, senso di stordimento, vertigini.
Un po’ più gravi sono l’edema polmonare che è caratterizzato da fame d’aria, tosse, aumento della frequenza cardiaca (aritmia o tachicardia), ridotta tolleranza all’esercizio fisico e l’edema cerebrale nel quale sono accentuati i sintomi dati dalla cefalea e dall’ aumentata confusione mentale.
Queste tre tipologie non dovrebbero comparire a quote più basse e sono facilmente risolvibili scendendo verso zone meno alte.

Perché viene il mal di montagna? Ebbene, questo è causato dalla diminuzione della pressione atmosferica a mano a mano che si sale e dalla riduzione della forza dell’aria che penetra con difficoltà negli alveoli polmonari per raggiungere i vasi; tutto ciò comporta ipossia (deficit di ossigenazione) nei confronti della quale il nostro organismo non riesce a reagire.

Consigli per la montagna d’estate con i bambini

In primo luogo non andrebbero superate certe altitudini se i bambini non sono in età scolastica e per esempio è raccomandabile un’altezza che non vada oltre i 1.000 metri; se più grandi, si possono raggiungere le altitudini intermedie a condizione che il bambino sia sano e non soffra di problemi respiratori e cardiologici.
La buona salute è necessaria, perché salendo verso altitudini intermedie, potrebbero insorgere oltre a problemi nel respiro anche lievi alterazioni della pressione a livello uditivo con eventuali traumi al timpano. Se viaggiate con neonati la montagna di media o alta quota è altamente sconsigliata, fino almeno all’età di 1 o 2 anni, poiché il meccanismo riguardante la deglutizione ed altri apparati non sono ancora pienamente sviluppati ossia i loro muscoli, i nervi e l’arteria polmonare non hanno ancora raggiunto lo spessore necessario a difendersi da tali inconvenienti.

È consigliabile, se si viaggia e si cambia ambiente con bimbi al di sotto dei 3 anni, prevedere sbalzi di umore, cali dell’appetito e disturbi del sonno. Per ogni camminata e percorso che organizzate portatevi dietro tutto il necessario come biberon, ciucci, biscottini e la giusta quantità di bibite come acqua, camomilla o similari.

Quali sono i consigli da tenere bene a mente?

Partiamo dall’acclimatazione: bisognerebbe tener presente che i bambini richiedono tempi lunghi perché il midollo stimolato dalla carenza di O2 deve produrre e inviare una quantità maggiore di globuli rossi. I neonati, invece, hanno un’elevata quantità di emoglobina e si adattano meglio laddove l’ambiente è a ridotto contenuto di O2.

E in viaggio?

Si potrebbe aggiungere che se si vola, è come se ci si trovasse ad alta quota (dai 2.000 in su) e dunque l’ambiente ovvero questa quota non dovrebbero creare particolari ripercussioni in bambini sani. Si può, infatti, prevenire il mal d’altitudine abituando gradualmente il bimbo al cambiamento con una breve sosta fino a 1.000 metri e con un soggiorno di 1 settimana o 10 giorni oltre i 2.000. Alla comparsa dei primi sintomi (pianto, mal di testa, mal d’orecchio) è necessario scendere fino alla loro scomparsa. Potrebbe inoltre essere necessaria l’assunzione di un diuretico e O2 al fine di ridurre la cefalea.

Conclusioni

L’aria pura della montagna è salutare se la si considera come un’ottima soluzione per sostituire quella dovuta all’inquinamento urbano. L’altitudine non dovrebbe in generale superare i 1.500 m. Le escursioni in quota più alta andrebbe preparata da soste per più giorni in altezze inferiori per facilitare l’ambientamento. Se i bimbi sono affetti da problemi cardiaci e respiratori non devono superare i 1.000; in altri casi, si può andare più in alto essendo, però, consapevoli dei probabili inconvenienti. Per proteggere la pelle andrebbero usate creme specifiche e per difendere gli occhi dai raggi ultravioletti si consigliano occhiali adeguati.

FONTE: www.pianetamamma.it