L’acido urico rappresenta il prodotto terminale del metabolismo di alcune sostanze chiamate purine, altre contenenti azoto e da alcune cellule animali e vegetali che ingeriamo quando introduciamo del cibo, durante i pasti.

L’acido urico è un acido debole, che precipita facilmente sotto forma di urati; la sintesi dell’acido avviene nel fegato, viene poi filtrato nei reni e poi assorbito parzialmente o eliminato con l’urina.

Quest’acido è poco solubile in acqua e qualora la sua concentrazione sia elevata e sotto forma di cristalli di urato si possono formare dei calcoli; quando l’acido si deposita sulle articolazioni, siamo di fronte ad una forma clinica chiamata gotta.

Legata all’acido urico è anche l’uricemia, che è influenzata sia dalla produzione che dall’eliminazione. Quest’ultima aumenta in relazione ad un elevato cambio cellulare quale quello che si verifica in caso di leucemia o altre neoplasie maligne.

Chi soffre di calcolosi urica, il ph urinario è basso e l’acido urico precipita più velocemente in caso di problemi metabolici. La calcolosi può essere provocata da un fenomeno dettato da iperuricosuria ovvero da un’eccessiva eliminazione di acido urico a causa degli alimenti ingeriti o un’iperproduzione.  

Come si formano i calcoli?

I calcoli si vengono a formare, quando l’urina contiene un’elevata quantità di calcio (ipercalciuria), di ossalato (iperossaluria) o infine di iperuricosuria ovvero elevato acido urico.

Talvolta in caso di disidratazione, le sostanze non riescono a sciogliersi completamente e si formano cristalli che si accumulano nei reni e con il tempo formano dei calcoli. L’urina, comunque, si difende in quanto contiene citrato, magnesio e pirofosfati che hanno la funzione di ridurre la formazione di calcoli.

I calcoli sono di tipo diverso, ma il più spesso contengono calcio, acido urico, struvite e cistina.

I fattori che facilitano la loro formazione sono o di tipo genetico/familiare o sono rappresentati dall’assunzione di acqua ad alto contenuto di sali o potabile dura.

Sembra, in base ad un calcolo dell’Istituto Superiore della Sanità, che 1 su 10 individui sviluppa un calcolo nel corso della sua vita e i ricoveri ospedalieri sono abbastanza frequenti; quanto alla fascia di età più colpita va detto che frequenti sono tra i 30 e i 45 anni e che sono più rari dopo i 50 anni.

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Quali sono i fattori che portano alla formazione di calcoli?

Oltre a fattori di tipo genetico e familiare, come detto, i fattori sono: un’insufficiente assunzione di acqua, una formazione di calcio, ossalato ed acido urico superiore alla norma nell’urina, alcune patologie e l’ostruzione urinaria.

I fattori possono dipendere da cause chimiche: ipercalciuria, cistinuria, ossalato, acido urico, sodio (ipernatremia) ed infine un basso livello di ipocitraturia.

Altri sono legati ad alcune patologie:

  • anomalie morfologiche del rene (rene a spugna midollare;
  • iperparatiroidismo (eccesso di ormone paratiroideo);
  • gotta;
  • ipertensione;
  • motilità intestinale (ipermotilità);
  • acidosi tubolare (appartiene alle malattie ereditarie);
  • disturbi intestinali che provocano disidratazione;
  • morbo di Crohn;
  • artrite;
  • infezioni urinarie.

Come si possono prevenire i calcoli?

Laddove non sussistano patologie ereditarie o problemi di tipo genetico, la c. può essere frenata conducendo una dieta equilibrata basata sull’assunzione di cibi a basso contenuto di calcio, sodio, fibre, frutta e verdura. Talvolta, il sovradosaggio di alcune vitamine come la C,  provoca l’aumento di ossalati nell’urina.

Gli alimenti che dovrebbero essere consumati in bassa quantità nei casi di rischio di calcolosi sono: i mirtilli, i fagioli, le barbabietole, gli spinaci, la zucca, i pomodori, il cioccolato e il te’.

Quali sono i sintomi riconoscibili?

La calcolosi può essere asintomatica ed essere silente.

Se però i calcoli si muovono e si spostano verso l’uretere provocano spasmi del sistema urinario e danno dolore. Se il calcolo è piccolo ci sono alte probabilità di espulsione spontanea (90%); quando i millimetri superano gli 8 millimetri è necessario ricorrere alla chirurgia.

Altri sintomi sono rappresentati da: ematuria, aumentata minzione, nausea e vomito, dolore sul fianco o addominale, infezione urinaria (febbre, brividi e inappetenza).  

Come si diagnostica la calcolosi?

Durante la visita dallo specialista, clinico medico, nefrologo o reumatologo prima di arrivare ad una diagnosi saranno necessari esami diagnostici da quelli ematici e dell’urina oltre all’analisi dei singoli sintomi che danno dolore, includendo febbri alte per debellare le quali sono indicati gli antibiotici.

Ci sono alcuni specialisti che consigliano in base ai risultati emato-chimici ed urinari una TAC, un’ecografia dell’apparato urinario (rene, uretere, vescica etc. ) specie se il problema si presenta durante la gravidanza.

Conclusioni

Il problema di calcolosi non è così raro, ma non è grave e si può quasi sempre risolvere o spontaneamente o per mezzo dell’intervento chirurgico quando le dimensioni sono rilevanti (superiori ad 8 millimetri).

Gli specialisti una volta appurata la storia clinica del paziente e della sua famiglia raccomanda alcuni esami per individuare meglio la tipologia di calcolosi e per intervenire con adeguate terapie.

Talvolta i sintomi sono utilissimi a far capire il tipo, altre volte sono asintomatici e si risolvono da soli.

La dieta sana aiuta a prevenire l’eventuale formazione di calcoli: evitare cibi ad alto contenuto di sodio e di vitamina C, mantenendo tutti i livelli di vitamine e sali minerali sempre equilibrati.  

FONTE: Interpretazione clinica degli esami di laboratorio a cura di Sacker