Il dott. Carlo Rando è Medico Chirurgo, Biologo e Andrologo e, attualmente, esercita la sua professione a Milano.

Allo scopo di conoscerlo meglio e presentarlo agli utenti di iDoctors, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare il medico?

Presi la decisione definitiva al 4° anno del Liceo Scientifico con l’idea di poter svolgere una professione importante al meglio delle nuove conoscenze e dell’esperienza del passato.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Ritengo decisamente apprezzabile il riuscire a stabilire un buon rapporto con le persone che a mesi affidano e la capacità, derivata dal continuo aggiornamento, di integrare le nuove conoscenze nell’esperienza medica del passato così da poter dare luogo alla più efficace procedura diagnostica e terapeutica.

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

La formazione continua che richiede l’analisi di molti lavori di ricerca da selezionare tra i moltissimi, anche nella mia area di interesse andrologica, che vengono pubblicati ogni anno.

Se non avesse fatto il medico cosa avrebbe fatto?

Certamente mi sarei occupato di ricerca biologica, tanto è che poi ho rivisto la mia formazione medica con la laurea in biologia molecolare. In ogni caso avrei insegnato le discipline biologiche ma l’ho comunque fatto in parallelo per 25 anni negli Istituti Tecnici di Stato.

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Non essere partito per una Università Statunitense o comunque di Paesi meglio organizzati e meglio gestiti nella formazione.

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

No, ero determinato e, seppure con qualche difficoltà e il servizio militare in mezzo, svolsi il percorso di studi in sei anni esatti, maturando molta esperienza clinica come studente interno ospedaliero/universitario.

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Ricordo l’allora Direttore Sanitario e Anatomo-Patologo all’Ospedale San Raffaele, Prof. Coggi, che al terzo anno mi disse “Qualunque branca lei vorrà scegliere, prima maturi almeno due anni in medicina interna”. Seguii quel consiglio e non me ne sono mai pentito.

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di medico, cosa suggerirebbe?
Ripeterei il consiglio avuto, l’impostazione internistica è fondamentale per non perdere mai di vista l’unità della persona.

Quali sono i suoi hobby/interessi/passioni al di fuori del lavoro?/Cosa fa nel tempo libero?
Una buona attività fisica generale (palestra e nuoto) costantemente e quando posso attività subacquea in mare o passeggiate anche lunghe nel verde (montagna o pianura che sia); un po’ di buona musica e buon teatro, qualche film anche scanzonato.

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.
Capita frequentemente e oggi con il Web molto di più, la cosa peggiore è data dai tentativi di fare autodiagnosi e, peggio, autoterapia spulciando tra i diversi siti e senza le dovute basi per la corretta interpretazione dei dati. non ho casi specifici, ma a volte i pazienti arrivano con le loro interpretazioni e non è semplice smontarle e far loro capire la realtà dei problemi. In questi casi occorre dedicare molto tempo alle singole persone.

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Mi spiace, ma non ho storie particolarmente significative… ogni paziente ha una sua storia ed è sempre significativa ma non credo mai in modo tale da essere enucleata come esempio.

Nuovi progetti per il futuro?

il mio futuro professionale ormai è quasi al termine, forse ancora 2-3 anni, e vorrei semplicemente continuare a svolgere la professione con alta qualità. Certo mi piacerebbe che qualche giovane Collega potesse ereditare tutta la mia lunga esperienza, non so sarà facile incrociarne qualcuno.

Secondo lei, in che modo il web può aiutare il medico nella sua professione? In cosa il web potrebbe essere d’aiuto al medico (che non esista già)?

Il web ha dato una svolta importante al lavoro del medico, mettendo a disposizione l’immensa letteratura scientifica e dando la possibilità di confrontarsi con rapidità anche con sedi lontane. il problema è che il medico deve diventare capace di gestire questa possibilità e non è semplice, anche perché nessuno te lo insegna, forse il web dovrebbe proporre proprio l’apprendimento delle metodologie di accesso alle informazioni scientifiche.
Il web è stato anche di grande aiuto nella comunicazione verso le persone della propria attività con i siti personali e/o con i portali medici, credo però che dovrebbe insegnare ad essere impiegato correttamente sia in positivo che in negativo e dovrebbe bloccare sempre gli insulti o le critiche negative immotivate e offensive, pochi si rendono conto che esiste sempre il reato di diffamazione e di calunnia: su questi aspetti le reticenze di Google non aiutano affatto.