La dott.ssa Maria Assunta Consalvi è Psicologa Clinica e di Comunità e Sessuologa e, attualmente, esercita la sua professione a Roma.

Allo scopo di conoscerla meglia e presentarla agli utenti di iDoctors, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Quando ha deciso di fare la psicologa?

Ho deciso di laurearmi in Psicologia in età adulta, provenendo da una realtà professionale apparentemente distante come l’analista di laboratorio. Dalle provette alla persona, il focus si è spostato ma sempre supportato da un atteggiamento di attenta ricerca e analisi dei dettagli.

Il mio probabilmente non è stato un percorso “lineare” ma, ad oggi, sono sempre più convinta che per affrontare questo tipo di professione e le implicazioni emotive che comporta, maturità ed esperienza sono fattori importanti che arricchiscono in maniera sostanziale la qualità del lavoro clinico svolto con i pazienti.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che apprezza di più e che trova più interessanti o quali le danno maggiori soddisfazioni?

Poter essere il tramite attraverso il quale la persona riesce a ritrovare il proprio equilibrio. Aiutarla a superare le proprie fragilità per affrontare la vita con la consapevolezza necessaria qualunque sia il problema che l’affligge. In sostanza, restituire all’individuo la possibilità di sentirsi capace di scegliere e decidere autonomamente.

 

Quale ritiene sia l’aspetto più duro del suo lavoro?

Per la mia professione non userei il termine “duro”, parlerei piuttosto di aspetto più “delicato” riferendomi all’anamnesi. Fare una buona anamnesi significa avere la chiave d’accesso adeguata a quel singolo paziente e ci permette di poter sviluppare un piano di lavoro ben orientato.

 

Se non avesse fatto la psicologa cosa avrebbe fatto?

Avrei continuato ad operare come analista di laboratorio (analisi cliniche).

 

Ripensandoci oggi, qual è l’errore che all’inizio della carriera avrebbe voluto evitare?

Aver dato troppa importanza alle categorie nosografiche sottovalutando le diversità individuali che invece sono la sostanza del nostro lavoro.

 

All’inizio della carriera ha mai pensato di cambiare, oppure di non farcela?

No, non ho mai avuto ripensamenti. Come ho detto prima la mia è stata una scelta fatta in età adulta, pensata, ragionata e valutata con estrema attenzione prima d’intraprendere la formazione universitaria.

 

C’è stata una persona o un episodio determinante nella sua formazione professionale?

Nella scelta della professione no, nel decidere di diventare consullor sessuale si.

Sono rimasta fortemente colpita dalle tematiche trattate durante un Congresso sull’identità di genere cui ho partecipato durante gli anni universitari. E’ stata l’occasione per conoscere un mondo complesso ed articolato che ha del tutto catturato il mio interesse; da lì la decisione di orientare i miei studi prima, e la pratica clinica poi, al campo della sessualità e delle patologie psicosessuali.

 

Se dovesse dare un consiglio ad un collega che è all’inizio della sua carriera di psicologo, cosa suggerirebbe?

Di essere molto umile, curioso e pronto ad apprendere in ogni circostanza. Altro aspetto, a mio avviso importante, è quello di adottare una modalità rispettosa nel relazionarsi con il paziente. Dobbiamo sempre tenere in mente che l’altro è appunto “altro da noi” e pertanto, nell’incontro con il paziente occorre portare rispetto alle differenze che colgo rispetto al Se individuale, all’etnia, alla religione, all’orientamento sessuale, ecc.

Si deve mantenere costante la capacità di valutare volta per volta le emozioni che il paziente ci elicita per operare in maniera adeguata e funzionale.

 

Cosa fa nel tempo libero?

Il mio tempo libero lo dedico al mio cane, una cagnetta di ben quindici anni. Mi piace molto leggere, amo il teatro. Quando mi è possibile, vado in campagna, un modo molto piacevole per rilassarmi. Mi piace viaggiare, adoro l’Italia soprattutto i piccoli meravigliosi borghi. Passare il tempo in compagnia.

 

Nella sua esperienza le è capitato spesso di dover risolvere problemi legati a disinformazione in campo medico? Ci racconti il caso che ricorda di più.

Mi è capitato spesso di dover fare informazione. Ad esempio le persone confondono il ruolo dello psicologo, dello psichiatra e del neurologo.

In campo sessuale poi bisogna fare proprio educazione sessuale. Molto spesso prima d’intraprendere una terapia è necessario trasmettere alla persona nozioni basilari sulla sua anatomia genitale (apparato esterno ed interno), sulle funzioni dei singoli organi sessuali e sulla risposta sessuale.

 

Può raccontarci una storia significativa che le è capitata durante la sua carriera professionale?

Le storie, quando ho la possibilità di seguirle fino alla risoluzione del problema, sono tutte interessanti perché uniche.

 

Nuovi progetti per il futuro?

Continuare a fare il mio lavoro mantenendo viva l’attenzione ad un aggiornamento costantemente sui temi d’interesse.

 

In cosa il web potrebbe essere d’aiuto allo psicologo (che non esista già)?

Non saprei, guardo al WEB come ad una possibilità di aggiornamento costante. Rimango tuttavia molto attenta ad operare un uso consapevole del mezzo e delle fonti trovate