“Occhio” al laser per la chirurgia refrattiva

I casi in cui l’intervento di chirurgia refrattiva è indispensabile per vivere bene sono pochi, e tuttavia le operazioni per risolvere miopia, astigmatismo e presbiopia in Italia sono arrivate a circa centomila l’anno. Vedere bene, senza l’aiuto e la seccatura degli occhiali rimane un sogno molto diffuso e dopo circa venti anni dall’inizio della metodologia dell’intervento del laser a eccimeri, si può dire che la qualità dell’intervento stesso è molto migliorata con il passare del tempo.
Le ricerche più recenti indicano che gli effetti collaterali sono sempre più rari e che il recupero visivo ottimale riguarda ormai la quasi totalità dei pazienti. Questo solo a patto che gli interventi avvengano su soggetti idonei a sostenerli, perché Paolo Vinciguerra, responsabile dell’Unità di Oculistica dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, afferma che una percentuale del 30-50% dei pazienti non presenta le caratteristiche ideali per sottoporsi all’intervento. Anche la chirurgia rifrattiva, infatti, presenta dei limiti e non è indicata per diabetici e donne in gravidanza, non si può fare su chi ha malattie autoimmuni o disturbi della cicatrizzazione, né in caso di malattie oculari come il cheratocono; inoltre, va eseguita solo quando il difetto visivo è stabile da almeno un paio di anni.
Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana (SOI), spiega poi che molti pazienti vengono esclusi anche sulla base degli esami pre-operatori che tutti gli oculisti seri effettuano prima dell’intervento. Superati i test, il paziente poi può scegliere fra due tipi di tecniche, gli interventi superficiali (come la PRK o fotocheratectomiarefrattiva) o quelli intrastromali (come la LASIK): nel primo caso si assottiglia la superficie della cornea per modificare la forma e lo spessore della lente corneale, nel secondo caso un laser taglia un piccolo lembo di cornea creando una “finestra” (flap) al di sotto della quale l’oculista lavora per correggere il difetto.
A parità di difetto, bisogna considerare che ogni occhio è diverso dall’altro, tenere conto delle piccole aberrazioni corneali di ciascuno e di come poi la cornea reagirà all’intervento nei mesi successivi, modificandosi. Questi sono i particolari in grado di segnare la differenza tra un intervento eseguito a regola d’arte e uno approssimativo e non risolutivo.
Un ulteriore deterrente al ricorso al laser può essere rappresentato dai costi. Questo tipo di interventi, infatti, non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza, per cui anche nelle strutture pubbliche dove si effettuano si paga una cifra  non irrisoria.
I costi possono variare, indicativamente, dai mille ai tremila euro per occhio, tuttavia Matteo Piovella consiglia di non fidarsi tropo di prezzi ultra scontati perché il continuo aggiornamento tecnologico non permette di ottenere sicurezza e qualità dell’intervento a costi stracciati.

Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 27/11/2011

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