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		<title>Donne in palestra: fatica, sudore e…orgasmo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ginecologia e Ostetricia]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vostra moglie torna dalla palestra particolarmente rilassata, senza prestarvi molta attenzione non cominciate a farvi strane idee. La maglietta indossata sopra il body è realmente intrisa di sudore e gli scaldamuscoli non odorano precisamente di bucato. Quindi in palestra &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/donne-in-palestra-fatica-sudore-eorgasmo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/donne-in-palestra-fatica-sudore-eorgasmo/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1603" title="donne palestra 2" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/donne-palestra-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Se vostra moglie torna dalla palestra particolarmente rilassata, senza prestarvi molta attenzione non cominciate a farvi strane idee. La maglietta indossata sopra il body è realmente intrisa di sudore e gli scaldamuscoli non odorano precisamente di bucato. Quindi in palestra c’è andata sul serio, ma il fatto è che se si è esercitata con gli addominali, lo spinning, la cyclette o sollevando pesi, può avere provato un’esperienza insolita<span id="more-1601"></span> e gradevole che le restituisce quell’espressione sospetta.<br />
Uno studio dei ricercatori dell&#8217;U<em>niversità dell&#8217;Indiana</em>, negli Stati Uniti, ha infatti appurato che l&#8217;orgasmo femminile può scaturire anche dal puro esercizio fisico, senza alcun coinvolgimento sessuale. In particolare, sembra che, secondo <em>Debby Herbenick</em>, coordinatrice dello studio pubblicato sulla rivista <em>Sexual and Relationship Therapy</em>, gli esercizi addominali siano i più indicati ad essere associati all’orgasmo. Oltre a questi, particolarmente sospettati di facilitare questo stato piacevole sono anche la corda, lo spinning e il sollevamento pesi.<br />
Al di là delle facili ironie, il dato interessante di questa ricerca e l’indicazione di fondo che ci arriva riguardo l’orgasmo femminile, è che questo non dipende obbligatoriamente da un evento sessuale. Lo studio si è basato su un sondaggio online su 124 donne che hanno riferito di avere avuto orgasmi durante gli esercizi fisici, e 246 che hanno detto di avere avuto comunque una qualche forma di piacere sessuale.<br />
Tra le  intervistate, tutte comprese tra i 18 e i 63 anni,  il 40% aveva sperimentato l&#8217;orgasmo da palestra più di dieci volte. Lo studio apre nuove prospettive, ipotizzando che l’esercizio fisico possa avere dei benefici e degli effetti positivi sulla vita sessuale femminile, e il particolare che la raccolta delle testimonianze necessarie sia durata poche settimane indica che forse il fenomeno è più diffuso di quanto si immagini.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: La Repubblica, 19 marzo 2012</em></p>
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		<title>Deodoranti a rischio per l’alluminio?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 09:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia e Venereologia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’allarme per i deodoranti arriva dalla Francia e riguarda la presenza di alluminio nella loro composizione. L&#8217;Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari, l&#8217;AFSSAPS, consiglia ai consumatori di non utilizzare i deodoranti dopo la rasatura o quando sono presenti &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/deodoranti-a-rischio-per-lalluminio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/deodoranti-a-rischio-per-lalluminio/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1597" title="deodorantialluminio" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/deodorantialluminio-113x150.jpg" alt="" width="113" height="150" />L’allarme per i deodoranti arriva dalla Francia e riguarda la presenza di alluminio nella loro composizione. L&#8217;<em>Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari, l&#8217;AFSSAPS</em>, consiglia ai consumatori di non utilizzare i deodoranti dopo la rasatura o quando sono presenti lesione cutanee, e invita le aziende produttrici a limitarsi a una percentuale dello 0,6 per cento nell&#8217;uso della sostanza nella produzione dei deodoranti. <span id="more-1596"></span><br />
Per il momento si tratta di un semplice consiglio che non ha valore né di allarme né di vincolo e infatti le aziende produttrici non hanno dato nessuna risposta, anche se un&#8217;associazione di consumatori francese ha segnalato la presenza sul mercato di almeno sei prodotti (alcuni dei quali in vendita anche in Italia) oltre la soglia di sicurezza indicata dall&#8217;AFSSAPS.<br />
I rischi di una somministrazione ripetuta di prodotti ricchi di alluminio (rischi calcolati sulla base di esperimenti testati dal vivo su animali) sono effetti neurotossici, danni al sistema osseo e anemia. Per quel che riguarda i rischi e le connessioni con l’insorgenza del tumore mammario, è la stessa AFSSAPS a sottolineare che “i dati epidemiologici non stabiliscono alcun legame conclusivo tra l’esposizione dermatologica dell’alluminio e lo sviluppo del cancro”.<br />
In conclusione, per ora, si tratta di aprire una riflessione più ampia su un argomento ancora non bene conosciuto, ma che potrebbe essere foriero di problemi futuri, anche in rapporto alla particolare qualità dei prodotti stessi.<br />
Nell’attesa di chiarimenti futuri la sola certezza rimane rafforzare la propria igiene personale.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: Italiasalute.it, 06/04/2012</em></p>
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		<title>Effetto placebo contro la depressione</title>
		<link>http://www.idoctors.it/blog/effetto-placebo-contro-la-depressione/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 04:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psichiatria e Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un qualsiasi placebo sembra sia in grado di ingannare il cervello e convincerlo a prendere sul serio l’assunzione del finto farmaco come se questo fosse il vero farmaco. Fosse confermata la teoria esposta nello studio pubblicato sulla rivista European Neuro-psycho-pharmacology, &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/effetto-placebo-contro-la-depressione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/effetto-placebo-contro-la-depressione/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1593" title="effetto placebo antidepressione" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/effetto-placebo-antidepressione-113x150.jpg" alt="" width="113" height="150" />Un qualsiasi placebo sembra sia in grado di ingannare il cervello e convincerlo a prendere sul serio l’assunzione del finto farmaco come se questo fosse il vero farmaco. Fosse confermata la teoria esposta nello studio pubblicato sulla rivista <em>European Neuro-psycho-pharmacology</em>, si rivelerebbe una valida alternativa all’uso degli psicofarmaci e ai loro gravi effetti collaterali nella cura di una malattia così diffusa come la depressione. <span id="more-1592"></span>A suggerire che un qualsiasi placebo possa ingannare il cervello delle persone depresse e farlo reagire come se fosse trattato da un vero farmaco è uno studio dell’<em>Università della California a Los Angeles (UCLA)</em>, coordinato dalla psichiatra <em>Aimee Hunter</em>. Secondo quanto emerso dallo studio, utilizzando un placebo il cervello può essere ingannato e spinto a rispondere nello stesso modo di quando si assume un antidepressivo, poiché si va ad agire su un ricordo pregresso creato dall’assunzione del farmaco vero.<br />
I ricercatori dell’UCLA hanno reclutato ottantanove persone con diagnosi di depressione e li hanno divisi in due gruppi a caso. Successivamente un gruppo ha seguito un trattamento con gli psicofarmaci e l’altro un trattamento con un placebo. In questo caso, il gruppo placebo assumeva il ruolo primario e non di semplice confronto come avviene nella maggioranza delle ricerche scientifiche. I risultati hanno mostrato come, in virtù di una precedente memoria da farmaco antidepressivo, il cervello possa reagire come se il placebo contenesse gli stessi principi attivi. La ricerca rileva che l’uso di un placebo possa avere un  effetto benefico sui pazienti depressi che precedentemente siano già stati sottoposti ad una terapia tradizionale.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: La Stampa, 29/03/2012</em></p>
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		<title>Diabete, malati in aumento</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 07:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diabetologia]]></category>
		<category><![CDATA[Endocrinologia e Malattie del Ricambio]]></category>

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		<description><![CDATA[Un incremento del 33% in dieci anni è un dato importante che farebbe riflettere comunque, a qualunque settore lo si applicasse. Tanto più, dunque, se riguarda il numero di diabetici registrati in Italia. In questo lasso di tempo, infatti, dal &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/diabete-malati-in-aumento/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/diabete-malati-in-aumento/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1572" title="aumento diabete" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/aumento-diabete-150x113.jpg" alt="" width="150" height="113" />Un incremento del 33% in dieci anni è un dato importante che farebbe riflettere comunque, a qualunque settore lo si applicasse. Tanto più, dunque, se riguarda il numero di diabetici registrati in Italia. In questo lasso di tempo, infatti, dal 2002 al 2012 si è passati da 2,250 milioni a 3 milioni di malati,<span id="more-1571"></span> come ha sottolineato  l’<em>Associazione</em> &#8216;<em>Diabete Italia</em>&#8216;, alla presentazione  della campagna di comunicazione &#8220;Chi ha il diabete non corre da solo&#8221;.<br />
La conferma di questo pericoloso incremento arriva dall’<em>ISTAT</em>, i cui dati rilevano che mentre nel 2002 era il 3.9% di italiani a soffrire di diabete, nel 2010 si è arrivati a una percentuale del 4.9 che, sommata a chi è diabetico senza saperlo, tocca addirittura il 6% della popolazione. Altro dato da rilevare è come, nel corso degli anni, sia anche cambiata la geografia della malattia, con un progressivo slittamento verso le regioni meridionali.<br />
Nella poco invidiabile classifica delle regioni più colpite, ben sette appartengono al Sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), mentre le uniche regioni ad aver visto un leggero decremento dell’incidenza della patologia sono al nord (Liguria e Friuli Venezia Giulia). Sulla scorta di questi dati allarmanti, <em>Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia</em>, ha deciso di promuovere, con l&#8217;International Diabetes Federation e il Ministero della Salute, una campagna di comunicazione e prevenzione che si snoderà per  tutto il 2012, con lo scopo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulla malattia e sul concetto che il malato di diabete al giorno d’oggi può aspirare a vivere una vita attiva, il più possibile vicino alla normalità di chi è sano.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: La Repubblica, 28 /02/2012</em></p>
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		<title>Epatite &#8216;C&#8217;: nuove speranze di cura</title>
		<link>http://www.idoctors.it/blog/epatite-c-nuove-speranze-di-cura/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 06:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie Infettive]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo la recente pubblicazione sul New England Journal of Medicine di uno studio su due antivirali, daclatavir e asunaprevir,  in grado di controllare l&#8217;infezione senza l&#8217;ausilio dell&#8217;interferon alfa, sembrerebbe che i rimedi per la cura dell’Epatite C siano arrivati a &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/epatite-c-nuove-speranze-di-cura/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/epatite-c-nuove-speranze-di-cura/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1562" title="epatite virale" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/epatite-virale-150x122.jpg" alt="" width="150" height="122" />Leggendo la recente pubblicazione sul <em>New England Journal of Medicine</em> di uno studio su due antivirali, daclatavir e asunaprevir,  in grado di controllare l&#8217;infezione senza l&#8217;ausilio dell&#8217;interferon alfa, sembrerebbe che i rimedi per la cura dell’Epatite C siano arrivati a buon punto. E’ noto che i virus dell’epatite sono molto pericolosi perché <span id="more-1561"></span>i sintomi dell&#8217;infezione possono tardare a presentarsi anche per anni.  Questo dipende in buona parte anche dalle caratteristiche del fegato stesso che ha una grande capacità di difendersi dalle aggressioni esterne e, di conseguenza,  di ritardare la diagnosi eventuale anche per anni: a quel punto, però, quando  le epatiti virali si sono cronicizzate, il paziente rischia una serie di gravi complicazioni come fibrosi, cirrosi e perfino carcinomi del fegato.<br />
Per questo, spiega <em>Jacob George della University of Sydney</em>, che ha partecipato alla sperimentazione, la scoperta è importante, perché la nuova terapia ha lo scopo di ridurre la carica virale a livelli non rintracciabili, il che equivale a una vera e propria &#8216;cura&#8217;, perché  impedisce l’evoluzione dell’epatite in cirrosi o carcinoma epatico. Parallelamente, si sta sperimentando anche la multiterapia per arrivare a stabilire un protocollo di cura possibilmente più tollerabile per il paziente e limitato nel tempo, eliminando progressivamente l&#8217;uso dell&#8217;interferon, il farmaco più usato oggi, efficace perché stimola il sistema immunitario a reagire al virus, ma “pesante” per il paziente, perché comporta anche una serie di effetti collaterali.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: Italiasalute, 12/03/2012</em></p>
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		<title>Antidepressivi rischiosi in gravidanza</title>
		<link>http://www.idoctors.it/blog/antidepressivi-rischiosi-in-gravidanza/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 05:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ginecologia e Ostetricia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una ricerca ora pubblicata sul British Medical Journal, sostiene che l’uso di Prozac e Celexa comporta un rischio maggiore di avere un bambino con ipertensione polmonare persistente, con la possibile conseguenza dell&#8217;insorgere di difficoltà respiratorie e patologie cardiache. Assecondando le &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/antidepressivi-rischiosi-in-gravidanza/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/antidepressivi-rischiosi-in-gravidanza/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1558" title="depressione donne incinta" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/depressione-donne-incinta-150x113.jpg" alt="" width="150" height="113" />Una ricerca ora pubblicata sul <em>British Medical Journal</em>, sostiene che l’uso di Prozac e Celexa comporta un rischio maggiore di avere un bambino con ipertensione polmonare persistente, con la possibile conseguenza dell&#8217;insorgere di difficoltà respiratorie e patologie cardiache. Assecondando le conclusioni <span id="more-1557"></span>di questo studio, sembrerebbe quindi che l’uso di antidepressivi nel periodo della gravidanza, andrebbe valutato con la massima cautela.  Secondo <em>Helle Kieler, responsabile del Centro di Farmaco-epidemiologia presso il Karolinska University Hospital di Stoccolma</em>, le donne trattate in gravidanza con questa tipologia di antidepressivi hanno raddoppiato il rischio di avere bambini con ipertensione polmonare persistente.<br />
Lo studio si è basato sull’analisi dei dati riferiti a circa un milione di parti avvenuti nel decennio 1996-2007 nei paesi scandinavi e in Islanda, ma è confortato dal parere della stessa casa produttrice di uno dei prodotti in questione che, riguardo l&#8217;uso della paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza, ha segnalato il pericolo di un possibile nesso tra l’uso del medicinale e l&#8217;insorgenza di malformazioni cardiache fetali.<br />
Da tutto ciò, una raccomandazione più che consigliabile a tutte le mamme in attesa, quella di ricorrere al parere del medico per la ricerca e somministrazione di trattamenti alternativi nei casi di depressione nel periodo della gravidanza.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: Italiasalute.it, 16/01/2012</em></p>
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		<title>Dagli Incas un rimedio per il mal di denti</title>
		<link>http://www.idoctors.it/blog/dagli-incas-un-rimedio-per-il-mal-di-denti/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 16:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Odontoiatria]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva all’improvviso e, spesso, nei giorni meno indicati: il sabato, alla vigilia delle festività o prima della chiusura estiva. Tutti periodi in cui il dentista, l’unico in grado di far cessare quel dolore lancinante che ci rovinerà i giorni di &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/dagli-incas-un-rimedio-per-il-mal-di-denti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/dagli-incas-un-rimedio-per-il-mal-di-denti/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1554" title="Incas maldi denti" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/Incas-maldi-denti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Arriva all’improvviso e, spesso, nei giorni meno indicati: il sabato, alla vigilia delle festività o prima della chiusura estiva. Tutti periodi in cui il dentista, l’unico in grado di far cessare quel dolore lancinante che ci rovinerà i giorni di riposo, è indisponibile. Che fare allora, mentre il telefono squilla invano e voi vi lamentate? Imbottirsi di antidolorifici e sperare nella buona stella, ovverosia che qualche anima pia vi sappia indicare <span id="more-1553"></span>un qualsivoglia rimedio, umano o chimico non fa differenza, in grado di far cessare quel tormento.<br />
Forse, ora, quel rimedio c’è. Proviene dall’Amazzonia, ed è una pianta conosciuta con il nome di Acmella oleracea, o più comunemente Crescione di Para. Ad aver scoperto le proprietà di curare mal di denti, ulcere e ascessi della Acmella oleracea, già usata come analgesico dagli Incas, è stata l’antropologa <em>Francoise Barbara Freedman</em>, che ha provato proprio su se stessa quanto questa pianta potesse essere efficace.<br />
La <em>dottoressa Freedman</em> ha vissuto per un certo periodo presso una tribù  in Amazzonia, chiamata Lamas Keshwa. Qui, la Freedman, sofferente di mal di denti, ha visto scomparire il dolore in breve tempo grazie all’uso di questo rimedio erboristico. Forte di questa esperienza, adesso la dottoressa Freedman ha intenzione di produrre un gel ricavato dai principi attivi di questa pianta e di immetterlo sul mercato a beneficio di coloro che afflitti da mal di denti non vogliono ricorrere ai consueti antidolorifici.<br />
Finora i test hanno già fornito significativi risultati durante le prime due fasi di sperimentazioni cliniche. Il prossimo passo è la sperimentazione in fase avanzata. Se la risposta sarà soddisfacente, l’Acmella oleracea potrebbe addirittura diventare un’alternativa naturale agli antidolorifici e agli anestetici usati in odontoiatria.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: La Stampa, 19/03/2012</em></p>
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		<title>Contro l’acne rimedi naturali</title>
		<link>http://www.idoctors.it/blog/contro-lacne-rimedi-naturali/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 14:53:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dermatologia e Venereologia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/contro-lacne-rimedi-naturali/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1549" title="acne 3" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/acne-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E’ noto come la pubertà sia un periodo difficile quasi per tutti gli adolescenti. Ancora più complicata se ai diffusi problemi di crescita, formazione della personalità e sviluppo fisico, si assomma un problema, forse secondario nell’ottica dell’adulto, ma fondamentale per chi sta cominciando a trovare una propria collocazione nel mondo: stiamo parlando dell’acne che, peraltro, protraendosi nel tempo, oltre ad avere serie implicazioni<span id="more-1546"></span> psicologiche, può lasciare anche delle vere e proprie cicatrici sulla pelle.<br />
Naturalmente, in commercio esistono molti farmaci per il trattamento, tuttavia non sempre sono efficaci e, talvolta, provocano anche effetti indesiderati come bruciori e arrossamenti.<br />
Forse è per tutti questi motivi che i ricercatori britannici della <em>Leeds Metropolitan University</em> si sono spinti a testare gli effetti di Timo, Calendula e Mirra su un noto batterio responsabile dell’acne: il Propionibacterium acnes, il principale responsabile di tanti antiestetici bubboni. Adoperando una tintura madre gli studiosi hanno trattato il batterio per poi analizzarne gli effetti. Il rimedio che ha subito rivelato la maggiore efficacia è stato il timo: questa erba aromatica si è dimostrata in grado di uccidere il batterio in soli cinque minuti.<br />
La dottoressa <em>Margarita Gomez-Escalada</em> e colleghi hanno presentato i risultati del loro studio al <em>Society for General Microbiology&#8217;s Spring Conference</em>, spiegando come la tintura di timo sia più efficace dei classici trattamenti a base di perossido di benzoile, il principio attivo più utilizzato nei tradizionali prodotti contro l’acne. Il passo successivo è quello di condurre ulteriori ricerche volte ad approfondire l’uso delle tinture aromatiche nei rimedi anti-acne.<br />
La possibilità di avere un’alternativa naturale al posto di rimedi chimici, apre dunque una nuova strada nella lotta al trattamento dell’acne.</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: La Stampa, 29/03/2012</em></p>
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		<title>I mirtilli uno scudo contro il Parkinson?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 05:59:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Neurologia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/i-mirtilli-uno-scudo-contro-il-parkinson/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1543" title="mirtilli" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/mirtilli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Contro il Parkinson nelle donne sono utilissimi i frutti di bosco, mentre gli uomini risultano protetti anche se mangiano mele e arance e altre fonti ricche di flavonoidi, i composti polifenolici metaboliti secondari delle piante. Lo studio &#8211; che ha coinvolto 49.281 uomini e 80.336 donne per i quali è stata monitorata per 20 anni l&#8217;assunzione dei flavonoidi attraverso il consumo di tè, frutti di bosco, mele, vino rosso, arance o succo d&#8217;arancia – <span id="more-1542"></span>è stato presentato al <em>63° meeting annuale dell&#8217;American Academy of Neurology</em>, tenuto a Honolulu nell’aprile del 2011.<br />
Nel corso dello studio 805 persone hanno sviluppato il Parkinson. Incrociando i dati raccolti sull&#8217;assunzione dei flavonoidi è risultato che negli uomini il 20% che aveva consumato più antiossidanti ha fatto registrare circa il 40% per cento in meno di probabilità di sviluppare il morbo rispetto al 20% degli uomini che ne avevano consumato la quantità minore. Nelle donne, invece, non è stata individuata alcuna relazione tra il consumo dei flavonoidi in generale e lo sviluppo della malattia neurodegenerativa, mentre il consumo di una sotto-classe di flavonoidi, gli antociani &#8211; responsabili del particolare colore rosso-viola i frutti di bosco &#8211; sono risultati associati a un rischio inferiore di sviluppo della malattia sia negli uomini che nelle donne.<br />
&#8220;Questo è il primo studio su esseri umani che esamina l&#8217;associazione tra i flavonoidi e il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson &#8211; spiega l&#8217;autore dello studio <em>Xiang Gao della Harvard School of Public Health di Boston</em> -. I nostri risultati suggeriscono che i flavonoidi, e in particolare le antocianine, potrebbero avere effetti neuro-protettivi.<br />
Se confermato, i flavonoidi potranno essere un modo naturale e sano per ridurre il rischio di sviluppare il Parkinson&#8221;.</p>
<p><em>Articolo di Redazione:</em><br />
<em> Fonte : Il Sole 24 Ore Salute 11/03/2011</em></p>
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		<title>Vaccini per tutta la vita</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 15:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>idoctors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allergologia e Immunologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il calendario vaccinale per la vita è il piano promosso dalle federazioni dei medici di famiglia e dei pediatri che stabilisce una copertura vaccinale utile alla promozione di un ottimale stato di salute per la popolazione di ogni età. A &#8230; <a href="http://www.idoctors.it/blog/vaccini-per-tutta-la-vita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.idoctors.it/blog/vaccini-per-tutta-la-vita/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='false' /></div><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1532" title="vaccinazioni" src="http://www.idoctors.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/vaccinazioni-150x113.jpg" alt="" width="150" height="113" />Il calendario vaccinale per la vita è il piano promosso dalle federazioni dei medici di famiglia e dei pediatri che stabilisce una copertura vaccinale utile alla promozione di un ottimale stato di salute per la popolazione di ogni età. A realizzarlo e lanciarlo la <em>Federazione Italiana Medici Pediatr</em>i (FIMP),<span id="more-1531"></span> la <em>Federazione Italiana Medici di Medicina Generale</em> (FIMMG) e dalla Società italiana di igiene (SITI).<br />
Spiega <em>Giuseppe Mele</em>, presidente della FIMP che il Calendario  nasce da diverse esigenze: prima di tutto dalla necessità condivisa di un rilancio delle vaccinazioni, non solo nell&#8217;ambito pediatrico ma anche in quello della medicina generale, poi dalla necessità di condividere e diffondere un calendario vaccinale ottimale e, last but not least, dal bisogno di promuovere una cultura vaccinale omogenea nella classe medica senza differenziazione, ad esempio, tra pediatri e medici di famiglia, che oggi, spesso, marciano in ordine sparso creando dubbi e qualche incertezza di troppo tra gli utenti.<br />
Per questo motivo nel Calendario sono state inserite alcune vaccinazioni che erano state escluse nel Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale 2012-2014. E’ il caso del vaccino contro il rotavirus, responsabile della gastroenterite o di quello antivaricella (previsto dal Piano solo in sette regioni), e di quelli anti-pneumococco o anti-meningococco .</p>
<p><em>Articolo di Redazione</em><br />
<em>Fonte: La Repubblica, 08/03/2012</em></p>
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