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andrea, Roma - Set.2014

Dottore: ma con il pace-maker posso sottopormi ad una risonanza magnetica nucleare?

Pubblicato il 13/02/2011

Autore: Dr. Filippo Stazi



Oggi no ma domani probabilmente si! 

(articolo pubblicato sul n. 1-2 2010 della rivista Cuore e Salute)

 

La risposta fino ad ora è sempre stata negativa e a tutto oggi ancora lo è e una delle prime informazioni che si fornisce al soggetto candidato ad impianto di pace maker è proprio l’impossibilità di eseguire per il resto della sua vita tale tipo di esame radiologico.

La risonanza magnetica infatti a causa del campo magnetico che induce e delle alte temperature che ne derivano è potenziale causa di malfunzionamento sia del pace-maker che degli elettrocateteri nonché di danni diretti alle pareti cardiache.

Il campo magnetico prodotto dalla risonanza magnetica può, agendo come una grande calamita, indurre una trazione od una rotazione del pacemaker con possibili danni locali e/o sposizionamento degli elettrocateteri; inoltre l’azione di tale campo magnetico può determinare una riprogrammazione inappropriata del dispositivo con possibili successivi difetti di stimolazione dalle conseguenze anche letali nei soggetti che non hanno un ritmo cardiaco spontaneo e che pertanto dipendono interamente dell’attività del pace-maker. Infine, le alte temperature (fino ad 80°C) che si raggiungono in corso di risonanza magnetica a livello dell’interfaccia tra elettrocatetere e parete cardiaca possono causare necrosi miocardica.

Come sempre nella scienza medica le cose cambiano con il passare del tempo e anche le convinzioni più radicate vengono smentite dal progresso tecnico. Una nota ditta produttrice di dispositivi medicali ha infetti brevettato un nuovo sistema di elettrostimolazione (pace-maker ed elettrocateteri) progettato per non essere danneggiato dall’esecuzione di una risonanza magnetica nucleare. Nel corso della recente sessione scientifica dell’Heart Rhythm Society sono stati presentati i risultati del primo studio condotto per confermare tale possibilità.  445 pazienti trattati con tale dispositivo sono stati divisi in due gruppi, uno è stato sottoposto a risonanza magnetica (lombare o della testa) con macchine generanti un campo magnetico di 1,5 tesla e l’altro no. Durante l’esecuzione dell’esame non si sono verificate complicanze ed ad un mese di distanza dall’impianto non vi erano differenze significative di funzionamento del pace-maker nei due gruppi.

Se tali dati verranno confermati dal tempo ed in casistiche più ampie e se i costi di tali dispositivi non saranno proibitivi le preziose informazioni diagnostiche che una risonanza può fornire potranno in un futuro prossimo essere estese, se indicato, anche ai pazienti portatori di pace-maker. Al momento però ci preme sottolineare che la rimozione di un dispositivo già impiantato e la sua sostituzione con i nuovi apparecchi è assolutamente da sconsigliare per i rischi connessi con la procedura.

 

Bibliografia

Stazi F, mampieri M, Del Giudice GB. Risonanza magnetica e device impiantati: la storia innaturale di un defibrillatore automatico. G Ital Aritmologia e Cardiostimolazione 2005; 8: 97-101.

Wilkoff B. Oral presentation Heart Rhythm Society 2009 Scientific Session

 

Autore: Dr. Filippo Stazi



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