Cos’è la chetosi?

Quando si parla di protocolli nutrizionali di digiuno intermittente, il primo spauracchio che viene di solito agitato dagli ingenui (o da tutti coloro abbiano conflitti di interessi con aziende produttrici di alimenti) è quello della chetosi metabolica. In altre parole, viene sostenuto che saltare qualche pasto è nocivo per l’organismo umano in quanto è causa di chetosi.

Illustrazione 1 - Dietologia

Sono talmente innumerevoli le volte che sono stato costretto a spiegare questo argomento ad esperti colleghi che ho pensato di farne qui una breve sintesi per chiarirlo anche ai non esperti in materia.

Cercherò di farlo nella maniera più semplice e comprensibile.

Con il termine generico di chetosi si intende uno stato metabolico nel corso del quale il fegato produce alcune sostanze che si chiamano corpi chetonici. Vengono infatti chiamati in questo modo tre sottoprodotti della gluconeogenesi: l’acetone, l’acido aceto-acetico e il beta-idrossibutirrato anche se, dal punto di vista biochimico soltanto i primi due sono tecnicamente dei veri chetoni.
 

Perché il fegato produce queste sostanze?

Quando non vengono introdotti alimenti per più di sei ore (come durante il sonno, per esempio), il corpo riesce a mantenere costante la glicemia basandosi solo sulla capacità del fegato di produrre glucosio, lo zucchero presente nel sangue che serve a finanziare tutte le reazioni biochimiche necessarie al buon funzionamento dell’organismo.

Per fare questo il fegato può ricorrere alternativamente alla distruzione di glicogeno (se ne ha riserve sufficienti) oppure di grasso (che nel corpo umano è sempre presente in abbondanti quantità) o, in caso di estrema emergenza, anche di proteine muscolari. Questa via metabolica utilizzata dal fegato per produrre glucosio a partire da precursori non glucidici si chiama gluconeogenesi e si trova descritta in tutti i libri di biochimica.


Perchè una persona può sopravvivere giorni senza mangiare?

Se vi siete mai posta qualche domanda su come fanno a non morire di fame gli animali che cadono in letargo la risposta è semplice: grazie al meccanismo della gluconeogenesi epatica e alla conseguente chetosi metabolica. Questo è anche il motivo per cui una persona può sopravvivere per giorni senza mangiare e, ciononostante, riuscire a svolgere la maggior parte delle sue attività quotidiane.

La gluconeogenesi e la chetosi metabolica che a questa consegue, è un meccanismo evolutivo che l’uomo ha raffinato nel corso di centinaia di migliaia di anni di permanenza sul pianeta allo scopo di non restare senza energie allorché costretto dalla contingenza e dagli eventi a non introdurre alimenti per qualche giorno, oppure a cibarsi soltanto di proteine e grassi. Se questo meccanismo non fosse esistito e/o se esso fosse stato in alcun modo dannoso per la salute, la nostra specie si sarebbe estinta da millenni. Per la maggior parte della sua evoluzione (prima cioè dell’invenzione dei supermercati), l’uomo ha infatti dovuto adattarsi a nutrirsi in maniera intermittente.

In un adulto sano (il digiuno intermittente non è infatti adatto a bambini e adolescenti) la chetosi metabolica indotta da qualche ora di digiuno è un meccanismo metabolico assolutamente normale che non presenta alcuna potenzialità patologica ma che può addirittura essere utilizzato per scopi terapeutici.

È importante, pertanto, stabilire una volta per tutte che la chetosi metabolica che consegue a una giornata di digiuno (che è il massimo intervallo di digiuno che viene di solito raccomandato nei protocolli di digiuno intermittente) non ha niente a che fare con stati di chetosi patologiche quali la cheto-acidosi del diabete scompensato. Imparate una volta per tutte a non confondere questi due stati, in quanto il primo è assolutamente adattativo e fisiologico mentre è il secondo che è patologico.
 


Bibliografia

 
  • Paoli A. Ketogenic diet for obesity: friend or foe? Int J Environ Res Public Health. 2014 Feb 19;11(2):2092-107.