Il termine cefalea deriva dal greco Kephalia (derivante a sua volta da Kephalé - testa) e con esso si vogliono indicare diverse sindromi che colpiscono la testa, apportando dolore. Tra queste, la più celebre è l’emicrania il cui nome, proprio per la sua diffusione, negli anni ha assunto valore di sinonimo di cefalea. La cefalea è un disturbo vario e multiforme, ma anche tanto frequente da rappresentare oggi la settima causa di tempo e lavoro perduto per disabilità. È più diffuso (di circa due-tre volte) nel sesso femminile.
Si può manifestare la prima volta durante l’infanzia, diffondendosi maggiormente tra i i 10 ed i 14 anni. Continua ad aumentare tra i 35 ed i 39 anni, per poi ridursi progressivamente. Il soggetto con tale disturbo può avere attacchi con frequenza ed intensità molto variabili. Talvolta, infatti, tali attacchi si possono manifestare come eventi occasionali che possono essere gestiti senza l’ausilio degli specialisti né alcuna terapia, altre volte la cefalea può essere severa ed invalidante. Secondo le statistiche, una donna su 25 può sviluppare una cefalea cronica quotidiana, disturbo che la invalida per oltre 15 giorni al mese.
Cause
Tra le varie cause che possono scatenare la cefalea, alcune sono legate allo stile di vita dei soggetti. Tra queste si segnalano:
- pasti mancanti;
- assunzione irregolare di caffè;
- il sonno irregolare, che nei casi più severi può essere causato dalle apnee notturne;
- lo stress;
- il fumo.
Nelle donne gli attacchi di cefalea risultano essere più frequenti prima e durante il ciclo mestruale. Tali fatti rafforzano la teoria che, sebbene non vi siano studi a confermarlo, i fattori ormonali ed ambientali abbiano un importante ruolo nell’insorgenza dell’emicrania.
Si rileva, inoltre, che esistono dei farmaci capaci di peggiorare la frequenza e l’intensità della cefalea, tra i quali:
- i contraccettivi orali;
- i protettori gastrici;
- la terapia ormonale post-menopausa;
- i decongestionanti nasali;
- gli inibitori di pompa.
Sebbene possano essere diverse le cause del mal di testa, esso si manifesta soprattutto come un fattore scatenante o di rischio. La cefalea è, infatti, il sintomo più comune nei tumori e nelle emorragie cerebrali, tuttavia, in questi casi, coesiste con altri segnali di natura neurologica che non rientrano nei comuni e classici attacchi di emicrania.
Sintomi
Generalmente, quando un soggetto soffre di cefalea, spesso manifesta dei sintomi premonitori (prodromi) nel lasso di tempo che precede la fase dolorosa (anche ore prima) e, allo stesso tempo, sintomi post-dromici che, a seguito degli attacchi, possono arrivare a durare diverse ore dopo la fine della fase dolorosa.
Tra i comuni prodromi, che si possono verificare e continuare prima e dopo il mal di testa vero e proprio, si segnalano:
- sbadigli continui;
- cambiamenti dell’umore;
- fotofobia, l’aumento di suscettibilità e fastidio alla vista della luce;
- osmofobia, ovvero il fastidio per gli odori;
- fonofobia, il fastidio per i rumori;
- il dolore al collo;
- la stanchezza;
- faticabilità, poiché il soggetto tende ad affaticarsi facilmente ed ha poca resistenza alla fatica muscolare.
Tra i diversi sintomi prodromici, inoltre, ve ne sono alcuni che rientrano nella cosiddetta “aura”, tipica dell’ “emicrania con aura". Questi sintomi sono:
- la visione di linee ondulate o luminose, di macchie nere, fino all’oscuramento di una parte del campo visivo;
- formicolio di un arto o di una parte del corpo;
- difficoltà nel parlare e nel “trovare le parole”;
- vertigini.
In questa tipologia di emicrania, questi sintomi possono susseguirsi tra loro o, talvolta, coesistere. Un altro sintomo caratteristico che talvolta è presente durante l’attacco di emicrania è l’allodinia cutanea. Con questo termine si intende la sensazione dolorosa o spiacevole che segue uno stimolo tattile innocuo come, ad esempio, dopo aver toccato una parte del corpo.
Diagnosi
Come abbiamo sottolineato, vi possono essere diverse tipologie di cefalea, tra cui le cefalee tensive, che rappresentano una delle forme più comuni e diffuse di mal di testa. Se, delle volte, essa può presentarsi in modo intenso, unilaterale e pulsante, altre volte il mal di testa può essere continuo, moderato e bilaterale.
Importante ruolo nella diagnosi del disturbo può essere rappresentato da:
- fotofobia;
- fonofobia;
- nausea;
- incapacità di svolgere le proprie attività.
Talvolta il dolore al collo, comune sintomo dell’emicrania, viene interpretato erroneamente come sintomo di un disturbo della colonna cervicale e, per questo motivo, i pazienti possono essere sottoposti ad esami radiologici della colonna cervicale. Sebbene inoltre è necessario, ogni qual volta essa si presenti, escludere che la cefalea sia legata a sinusiti, gran parte dei pazienti la cui diagnosi è quella di una cefalea da sinusite, soffrono in realtà di emicrania.
La diagnosi della cefalea tra sottostima e complessità clinica
La letteratura riporta come solo un paziente su 4 si rivolga ad un medico convinto di soffrire di emicrania e come solo il 2% di essi viene poi inviato all'osservazione del neurologo. La prevalenza dell'emicrania e della cefalea cronica sono state stimate essere, in Europa e nell'arco di un anno, rispettivamente del 14% e del 4%.
L'epidemiologia analitica rivela che la cefalea, in particolare quella emicranica, può manifestarsi in associazione ad altre patologie (cosiddette comorbilità) che via via possono insorgere nel corso della vita e che necessitano dell'attenzione del medico e di terapie specifiche:
- depressione;
- ansia;
- ipertensione arteriosa;
- disturbi vascolari cerebrali anche subclinici, non sintomatici.
La sottostima della cefalea può essere ascrivibile al fatto che essa è spesso considerata un disturbo poco importante, che fa parte della vita normale (vedi emicrania in correlazione con la mestruazione nelle donne) e che non necessita di una gestione completa ed adeguata ma solo di una terapia sintomatica.
La sottostima del problema cefalea è, inoltre, uno dei motivi di grave impatto sia sulle famiglie che sulla società. Il paziente cefalalgico, infatti, è spesso non adeguatamente trattato con terapie di prevenzione, utilizza più facilmente accessi in pronto soccorso e si assenta più facilmente dal lavoro.
La storia naturale di molti emicranici indica, spesso, un'evoluzione negli anni in una forma cronica complicata da uso eccessivo di analgesici, con poi maggiore difficoltà di trattamento.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica l'emicrania al 19° posto tra le malattie causa di disabilità. La sua gravità, durante l'attacco acuto, viene considerata allo stesso livello di:
- psicosi;
- tetraplegia;
- demenza.
I pazienti emicranici riportano di sentirsi in cattive condizioni di salute, di avere scarsa energia e, se confrontati con pazienti con altre patologie croniche, la loro qualità di vita è ridotta come nella depressione e nettamente peggiore rispetto al diabete, mal di schiena e artrite. I pazienti emicranici sono disabilitati anche nei periodi intercritici, principalmente a causa dell'ansia anticipatoria dell'attacco successivo e per l'evitamento dei fattori cosiddetti di scatenamento.
In conclusione, pur essendo la cefalea un disturbo generalmente non pericoloso (se non per alcune forme secondarie a malattie di per sé gravi), è però una condizione cronica che può durare per tutta la vita e complicarsi con altre patologie. Sarebbe pertanto utile che, almeno per l'inquadramento iniziale, i pazienti fossero inviati in tutti i casi allo specialista, sia per escludere una cefalea secondaria ("cefalea sintomo versus cefalea malattia") che per la definizione della forma primaria (emicrania; cefalea di tipo tensivo; cefalea a grappolo; altre) e l'impostazione di un trattamento adeguato.
Rischi
Il paziente che soffre di emicrania ha più probabilità di soffrire di malattie cardiovascolari e ictus. Nel sesso femminile, inoltre, il rischio è ancora maggiore, soprattutto se associato a uso di contraccettivi orali ed al fumo.
Nonostante tali evidenze, non si conosce ancora il motivo alla base di questa associazione.
Cure e Trattamenti
Il mal di testa può essere curato in modi diversi. Distinguiamo principalmente le terapie in due tipologie:
- terapia dell’emicrania acuta;
- trattamento preventivo dell’emicrania.
Per trattare il mal di testa si fa, prima di tutto, ricorso ai triptani. Questa classe di farmaci è efficace soprattutto nell’interruzione dell’attacco acuto. Tuttavia, talvolta questi non bastano: una percentuale sostanziale di pazienti rimane infatti insoddisfatta. Per questo motivo, spesso, nella terapia è in genere meglio aggiungere agli altri anche farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’aspirina, il diclofenac, l’ibuprofene, il naprossene, ecc.
Se c’è, ancora, la necessità di una terapia urgente per un’emicrania acuta, può essere utile ricorrere ad ergotamine, soprattutto se in soluzione endovenosa (diidroergotamina). Questo principio attivo è fondamentale nel trattamento acuto d’urgenza dell’ emicrania refrattaria ad altre terapie.
Una terapia aggiuntiva, che ha mostrato una certa efficacia soprattutto nei soggetti che manifestano una nausea notevole, sono gli agenti antiemetici (metoclopramide, clorpromazina, ecc.).
Nei pazienti che hanno una sintomatologia severa, soprattutto quando i pazienti presentano nausea e vomito come sintomi predominanti, soluzioni sottocutanee rettali o endovenose possono essere utili per raggiungere rapidamente i livelli terapeutici dei farmaci.
Per quanto riguarda il trattamento preventivo dell’emicrania, è importante che i pazienti riescano a riconoscere immediatamente i sintomi prodromici in modo da soffrire il meno possibile. Somministrare precocemente i farmaci, infatti, prima che i sintomi si intensifichino, può migliorare l’ efficacia dei medicinali rispetto ad una somministrazione tardiva.
Il trattamento preventivo dell’emicrania si valuta sulla base della frequenza, intensità, risposta alla terapia degli attacchi. Generalmente, si sceglie di adottare tale trattamento nel momento in cui gli episodi hanno frequenza di una settimana o quattro o più giorni in un mese. Nella maggior parte dei casi, nella terapia farmaceutica mirata alla prevenzione si sceglie di optare per:
- antipertensivi quali i beta-bloccanti, il candesartan e la flunarizina;
- antiepilettici quali il topiramato e il valproato;
- antidepressivi triciclici quali l’amitriptilina e la nortriptilina.
Diversamente accade nella terapia preventiva dell’emicrania cronica, la quale si può descrivere come una cefalea che supera i 15 giorni al mese. Essa si presenta con gli stessi sintomi dell’emicrania in almeno otto di tali giorni. Può essere molto efficace, in questi casi, la scelta della tossina botulinica.
Bibliografia
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